
Artigiani penalizzati dall’energia: in Italia la bolletta costa il 17,9% in più della media UE
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Un forno, una gelateria, un caseificio di paese. Ogni chilowattora costa 25,99 centesimi, contro i 22,04 della media europea. E più l’impresa è piccola, più paga. I numeri del rapporto Confartigianato presentato il 21 settembre 2026.
La bolletta elettrica delle piccole imprese italiane è la terza più cara dell’Unione europea. Lo dice l’analisi che Confartigianato ha presentato il 21 settembre 2026 a Domus de Maria, in Sardegna, all’apertura della convention Energies and Sustainability. Il divario con la media UE vale il 17,9% sul prezzo unitario e 3,7 miliardi di euro all’anno di extracosto per micro e piccole imprese. La parte che pesa di più non è la materia prima. È il fisco: accise e oneri generali gravano il 47,4% in più che nel resto d’Europa. Per chi impasta pane alle quattro del mattino o tiene accese le celle frigorifere di un caseificio, questo dato si traduce in margini che si assottigliano ogni mese.
| In breve Secondo Confartigianato (settembre 2026) una piccola impresa italiana paga l’elettricità 25,99 centesimi/kWh contro una media UE di 22,04 (+17,9%). L’Italia è terza dopo Irlanda e Germania. Il prelievo fiscale e parafiscale in bolletta vale 5,44 centesimi/kWh, il 47,4% in più della media europea. Extracosto complessivo: 3,7 miliardi di euro. |
Bolletta elettrica piccole imprese: quanto pagano davvero gli artigiani
Il confronto è semplice e spietato. Un chilowattora consumato da un laboratorio artigiano in Italia costa 25,99 centesimi. La media dell’Unione europea è 22,04. Solo Irlanda (28,33) e Germania (26,06) fanno peggio. Il resto d’Europa paga meno, spesso molto meno.
Il caro energia artigiani non è una percezione. Moltiplicato per i consumi di tutto il sistema delle micro e piccole imprese, il divario del 17,9% diventa un conto da 3,7 miliardi di euro l’anno. Soldi che escono dai laboratori italiani e non escono da quelli francesi, spagnoli o polacchi.
I dati ufficiali europei confermano la tendenza. Nel primo semestre 2025 Eurostat collocava l’Italia al secondo posto nell’UE per il prezzo dell’elettricità pagato dai consumatori non domestici, dietro l’Irlanda. Nel secondo semestre 2025 i prezzi medi europei per le imprese sono scesi del 3,5% (Eurostat, maggio 2026).
Tabella 1 · I numeri chiave del rapporto Confartigianato (settembre 2026)
| Indicatore | Italia | Media UE / confronto | Divario |
| Prezzo elettricità piccole imprese | 25,99 c€/kWh | 22,04 c€/kWh | +17,9% |
| Posizione in classifica UE | 3ª | Irlanda 28,33 · Germania 26,06 | — |
| Prelievo fiscale e parafiscale | 5,44 c€/kWh | Polonia 7,41 · Cipro 7,32 (1ª e 2ª) | +47,4% vs UE |
| Divario fiscale imprese < 20 MWh/anno | — | — | +75,5% |
| Extracosto totale MPI | 3,7 mld €/anno | — | — |
Fonte: Confartigianato, comunicato 21 settembre 2026. MPI = micro e piccole imprese.
Il peso del fisco in bolletta: +47,4% rispetto all’UE
Qui sta il punto che il rapporto mette al centro. Il prezzo dell’energia all’ingrosso, in Italia, è alto perché il nostro sistema elettrico dipende ancora molto dal gas. Ma la vera anomalia, nella bolletta elettrica delle piccole imprese, sono gli oneri di sistema e le accise. Su ogni chilowattora una piccola impresa italiana versa 5,44 centesimi di prelievo fiscale e parafiscale. Il terzo carico più alto d’Europa dopo Polonia (7,41) e Cipro (7,32).
Cosa sono gli oneri generali di sistema? Sono voci in bolletta che non pagano l’energia, ma finanziano altro: gli incentivi alle rinnovabili del passato (componente ASOS), lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari, le agevolazioni per le imprese energivore, la ricerca (componente ARIM). Li stabilisce ARERA e li pagano tutti i clienti finali. Non tutti, però, nella stessa misura.
Il meccanismo è regressivo. Il prelievo cala al crescere dei consumi. Le grandi imprese energivore italiane pagano un fisco in bolletta inferiore alla media europea. Le imprese sotto i 20 MWh l’anno, cioè la bottega, il forno, la piccola pasticceria, subiscono un divario del +75,5% rispetto all’UE. Più sei piccolo, più paghi per tutti.
Il presidente di Confartigianato Marco Granelli lo ha detto senza giri di parole: le piccole aziende sono costrette a pagare anche per i grandi energivori, e le imprese “non chiedono privilegi, ma regole chiare e condizioni eque”. La richiesta è un riequilibrio strutturale del carico fiscale e degli oneri tra le diverse taglie d’impresa.
La mappa dell’extracosto: Lombardia in testa, Puglia quarta
Confartigianato ha calcolato quanto ogni territorio paga in più rispetto alla media europea. La Lombardia guida con 700 milioni di euro, seguita da Veneto (376), Emilia-Romagna (338) e Puglia (280 milioni). Poi Toscana (265), Piemonte (262), Campania (247) e Sicilia (239).
A livello provinciale il primato spetta a Brescia con 135 milioni, davanti a Milano (123) e Napoli (108). Colpisce Taranto, quarta in Italia con 100 milioni di extracosto: una provincia dove convivono la grande siderurgia e migliaia di piccole imprese del mare, dell’olio e della pasta. Seguono Bergamo (97), Torino (89) e Verona (82).
La geografia dice una cosa chiara. Il costo dell’energia in Italia rispetto all’Europa non penalizza solo il Nord manifatturiero. Il Mezzogiorno artigiano, dove i consumi medi per impresa sono più bassi, subisce proporzionalmente il carico fiscale più alto.
Tabella 2 · Extracosto elettrico delle piccole imprese rispetto alla media UE per territorio
| Regione | Extracosto (mln €) | Provincia | Extracosto (mln €) |
| Lombardia | 700 | Brescia | 135 |
| Veneto | 376 | Milano | 123 |
| Emilia-Romagna | 338 | Napoli | 108 |
| Puglia | 280 | Taranto | 100 |
| Toscana | 265 | Bergamo | 97 |
| Piemonte | 262 | Torino | 89 |
| Campania | 247 | Verona | 82 |
| Sicilia | 239 | Treviso · Vicenza · Padova · Udine · Varese | 66 ciascuna |
Fonte: Confartigianato, 21 settembre 2026.
Perché il caro energia colpisce soprattutto chi produce cibo
L’alimentare è uno dei dieci comparti manifatturieri a maggiore intensità energetica individuati dall’Ufficio Studi Confartigianato. Un panificio lavora con forni che restano accesi ore. Una gelateria alterna pastorizzatori a 85 gradi e mantecatori a meno dieci. Un caseificio tiene le celle a temperatura costante 365 giorni l’anno. L’energia non è un costo accessorio: è la materia prima invisibile di ogni prodotto, e la bolletta elettrica di queste piccole imprese pesa quanto la farina.
I numeri raccolti in Sardegna ad aprile 2026 danno la misura. Le 2.700 imprese artigiane alimentari dell’isola hanno segnalato un aumento dell’11% della bolletta elettrica e un rincaro del gas per i forni del 57%, con il metro cubo passato in pochi giorni da 0,70 a 1,10 euro (Confartigianato Sardegna, ANSA). A febbraio 2026 il prezzo delle consumazioni in gelateria e pasticceria era salito del 3,1% su base annua. Il rincaro arriva sul bancone, e poi in tasca al consumatore.
Il consorzio CAEM di Confartigianato Vicenza, che acquista energia per circa 7.000 imprese, ha confrontato gennaio 2020 con gennaio 2026: per un’azienda meccanica da 68.000 kWh il costo medio è passato da 0,184 a 0,292 euro per chilowattora, più 58,7%. Per un piccolo acconciatore da 3.500 kWh l’aumento è stato del 15,7%. Sei anni, e la bolletta non è mai tornata ai livelli pre-pandemia.
| Lo sapevi? Il conto di un forno tipo L’Indice Confartigianato del costo dell’energia usa come profilo tipo un panificio con 30 kW di potenza impegnata e 60 MWh di consumo annuo. Applicando a questo profilo il divario di 3,95 centesimi/kWh rilevato nel 2026, il forno paga circa 2.370 euro l’anno in più di un collega europeo con gli stessi consumi. Sotto i 20 MWh, la taglia di una piccola pasticceria, il divario fiscale sale al 75,5%. Calcolo redazionale a scopo illustrativo; il costo effettivo dipende dal contratto di fornitura. |
Falsi miti sul caro energia delle piccole imprese
Intorno alla bolletta circolano convinzioni che i dati smentiscono. Ne abbiamo raccolte cinque.
Tabella 3 · Falsi miti sul caro energia delle piccole imprese
| Falso mito | Cosa dicono i dati |
| “È tutta colpa del prezzo del gas” | Il gas pesa, ma il prelievo fiscale in bolletta è del 47,4% superiore alla media UE. Sul prezzo del gas il legislatore può poco; sugli oneri può tutto. |
| “Le grandi industrie pagano più di tutti” | Falso. Gli energivori italiani hanno un fisco in bolletta sotto la media europea. Le imprese sotto 20 MWh pagano il 75,5% in più. |
| “Il Decreto Bollette ha risolto il problema” | Copre circa 1 centesimo/kWh contro un divario di 3,95. Utile, non risolutivo. |
| “Le rinnovabili fanno salire la bolletta” | Gli incentivi storici pesano sugli oneri (ASOS), ma l’energia autoprodotta e autoconsumata è esente da oneri e tariffe di rete. |
| “Un piccolo artigiano non può fare nulla” | Autoconsumo, adesione a una CER, acquisto aggregato e PPA sono tutti accessibili a imprese sotto i 10 addetti. |
Elaborazione redazionale su fonti Confartigianato, GSE, ARERA.
Cosa ha fatto il governo: il Decreto Bollette 2026
Qualcosa si è mosso. Il Decreto Bollette 2026 (decreto-legge n. 21/2026, convertito in legge ad aprile) ha introdotto un contributo diretto sulla bolletta elettrica delle imprese: 431 milioni nel 2026, 500 nel 2027, 68 nel 2028. Tradotto, uno sconto di 3,4 euro per MWh nel 2026 e 4 euro nel 2027. A questo si aggiungono 850 milioni ricavati dalla diversa gestione dei tempi di versamento degli oneri di sistema, pari a circa 6,8 euro per MWh (analisi Ingenio).
Facciamo i conti in centesimi, come li fa un artigiano. 3,4 euro per MWh sono 0,34 centesimi al chilowattora. Anche sommando i 6,8 euro per MWh degli oneri, si arriva a circa 1 centesimo. Il divario con l’Europa è di 3,95 centesimi. Il decreto copre meno di un quarto della distanza. Confartigianato lo ha definito un passo avanti, chiedendo però di correggere gli squilibri che penalizzano le piccole imprese (posizione ufficiale).
C’è una novità che vale più dello sconto. Il decreto apre alle PMI la piattaforma GSE per i contratti di acquisto di energia rinnovabile a lungo termine, i cosiddetti PPA, e incentiva l’aggregazione della domanda tramite associazioni di categoria. È il primo strumento che permette a un piccolo produttore di comprare energia a prezzo fisso, sganciato dal gas.
Come difendersi: la soluzione passa dall’autoproduzione e dalla filiera
Aspettare la riforma degli oneri è legittimo. Ma un artigiano non può fermare il forno nel frattempo. Ci sono quattro strade concrete, e quasi tutte partono dal tetto del laboratorio.
La prima è l’autoconsumo. Un impianto fotovoltaico sul capannone, magari con un accumulo, produce energia che non passa dal contatore. Sull’energia autoconsumata, spiega il GSE, non si pagano né gli oneri di sistema né le tariffe di rete. Per un’attività che lavora di giorno, come una pasticceria o un caseificio, la quota di autoconsumo può superare il 60%.
La seconda sono le comunità energetiche rinnovabili. Al 31 agosto 2026 il GSE contava oltre 4.800 configurazioni con contratti attivi o in finalizzazione, circa 400 MW di potenza e più di 51.000 punti di connessione (GSE, Vetrina delle CER). Una piccola impresa può aderire come membro, a patto che l’energia non sia la sua attività principale (regole GSE). Sull’energia condivisa si riceve una tariffa premio; la nuova Vetrina del GSE permette di trovare la CER della propria zona inserendo il codice POD.
La terza è comprare insieme. I consorzi energia delle associazioni di categoria negoziano forniture per migliaia di imprese e ora possono usare la piattaforma PPA del GSE. La quarta è l’efficienza: forni a recupero di calore, celle con compressori a inverter, illuminazione LED, una diagnosi energetica prima di ogni investimento.
C’è poi un aspetto che riguarda il consumatore. Quando un panificio investe in fotovoltaico o entra in una CER, quel prodotto ha un costo energetico più basso e un’impronta più pulita. Oggi questa informazione non arriva sullo scaffale. I sistemi di tracciabilità con QR code, come quello adottato dai produttori certificati nel progetto ProduttoriTop, permettono di raccontare anche come è stato prodotto un alimento, non solo dove. Un artigiano trasparente sull’energia che usa ha un argomento in più. E chi compra ha uno strumento per premiare chi fa la scelta giusta.
La bolletta elettrica delle piccole imprese, quella del forno sotto casa, non è un problema dei fornai. È il prezzo del pane di domani. Decidere chi paga gli oneri di sistema significa decidere se in Italia si potrà ancora produrre cibo artigiano a costi europei.
Le immagini possono essere generate con AI e hanno funzione illustrativa.
Domande frequenti
Quanto costa l’energia elettrica alle piccole imprese in Italia nel 2026?
Secondo l’analisi Confartigianato del 21 settembre 2026, una piccola impresa italiana paga in media 25,99 centesimi di euro per chilowattora, contro una media UE di 22,04. Il divario è del 17,9%. Solo Irlanda e Germania hanno prezzi più alti.
Perché la bolletta delle PMI italiane è più cara della media europea?
Per due ragioni. La prima è il prezzo all’ingrosso, legato al gas. La seconda, più rilevante secondo Confartigianato, è il prelievo fiscale e parafiscale: accise e oneri generali di sistema valgono 5,44 centesimi/kWh, il 47,4% in più della media UE. Il prelievo è regressivo e pesa di più sulle imprese con consumi bassi.
Cosa sono gli oneri generali di sistema?
Sono componenti della bolletta, stabilite da ARERA, che non pagano l’energia consumata ma finanziano finalità di interesse generale: incentivi alle rinnovabili (ASOS), smantellamento nucleare, agevolazioni per gli energivori, ricerca (ARIM). L’energia autoconsumata da un impianto proprio ne è esente.
Un artigiano può entrare in una comunità energetica rinnovabile?
Sì. Le PMI possono essere membri di una CER purché la produzione di energia non sia la loro attività principale. Al 31 agosto 2026 il GSE conta oltre 4.800 configurazioni con circa 400 MW. Con la Vetrina delle CER si può individuare la comunità della propria area inserendo il codice POD.
Fonti
- Confartigianato Imprese — Comunicato stampa “Mpi pagano energia 3,7 miliardi in più della media Ue. Bollette gonfiate dal fisco: +47,4% rispetto all’Ue”, 21 settembre 2026. Consulta
- Confartigianato Imprese — “In Dl Bollette passo avanti per contenere costi energia, ma correggere squilibri che penalizzano Pmi”, 2 marzo 2026. Consulta
- Confartigianato Ufficio Studi — Appendice statistica – MPI nei 43 settori più esposti al caro-energia. Consulta
- Confartigianato Ufficio Studi — Indice Confartigianato costo energia elettrica MPI (profili tipo di consumo). Consulta
- Confartigianato Sardegna / ANSA — “Lievitano i costi della food economy”, 1 aprile 2026. Consulta
- Confartigianato Vicenza – CAEM — “Costi energetici alle stelle”, 30 gennaio 2026. Consulta
- Eurostat — Electricity price statistics (Statistics Explained), dati secondo semestre 2025. Consulta
- Eurostat — “Non-household electricity prices in 2nd half of 2025: -3.5%”, 8 maggio 2026. Consulta
- GSE – Gestore dei Servizi Energetici — Comunità energetiche rinnovabili: requisiti, benefici, tariffa premio. Consulta
- GSE – Gestore dei Servizi Energetici — Comunicato “Online la Vetrina delle CER” (dati al 31 agosto 2026). Consulta
- GSE – Gestore dei Servizi Energetici — Autoconsumo: esenzione oneri di sistema e tariffe di rete sull’energia autoconsumata. Consulta
- Parlamento italiano / Ingenio — Decreto-legge n. 21/2026 (Decreto Bollette), legge di conversione aprile 2026 – sintesi delle misure per le imprese. Consulta
Le immagini possono essere generate con AI e hanno funzione illustrativa.
Articolo redatto dalla redazione con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per la ricerca e la verifica delle fonti.


