
Spreco alimentare, obiettivo −30% entro il 2030: cosa cambia per supermercati, ristoranti e produttori?
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Per la prima volta l’Europa fissa obiettivi vincolanti contro i rifiuti alimentari. L’obbligo però è degli Stati, non del singolo negozio: ecco cosa arriverà davvero nei magazzini, nelle cucine e nelle aziende agricole.
| In breve La direttiva (UE) 2025/1892 obbliga ogni Stato membro a ridurre entro il 31 dicembre 2030 i rifiuti alimentari del 10% nella trasformazione e del 30% pro capite tra vendita al dettaglio, ristorazione e famiglie, rispetto alla media 2021-2023. L’Italia deve recepirla entro il 17 giugno 2027. I target sono nazionali: gli obblighi per le imprese li fisserà la legge italiana. |
Il 31 dicembre 2030 è una data che nei magazzini della grande distribuzione e nelle cucine dei ristoranti pochi hanno segnato. Eppure la partita dello spreco alimentare 2030 si gioca proprio lì. Con la direttiva (UE) 2025/1892, in vigore dal 16 ottobre 2025, Bruxelles ha trasformato un impegno volontario in un obbligo di risultato: meno 10% di rifiuti nell’industria alimentare, meno 30% pro capite tra scaffali, tavoli e frigoriferi di casa. I numeri di partenza non aiutano. Secondo Eurostat, nel 2024 ogni europeo ha generato in media 129 kg di rifiuti alimentari. Chi deve fare cosa, allora? La risposta è meno ovvia di quanto sembri.
Spreco alimentare 2030: cosa dice davvero la direttiva europea
La revisione della direttiva quadro sui rifiuti (2008/98/CE) è stata firmata da Parlamento e Consiglio il 10 settembre 2025 e pubblicata in Gazzetta ufficiale UE il 26 settembre. Il nuovo articolo 9 bis parte da una frase secca: “Gli Stati membri adottano misure adeguate per prevenire la produzione di rifiuti alimentari lungo l’intera filiera”.
I target sono due e si misurano in modo diverso. Per trasformazione e fabbricazione conta la quantità totale: −10%. Per vendita al dettaglio, ristorazione e famiglie si ragiona per abitante: −30%, calcolato sui tre settori insieme. Il riferimento è la media annua 2021-2023, non più il 2020 previsto nella proposta iniziale della Commissione.
Due dettagli contano. La Commissione dovrà definire un fattore di correzione per il turismo: per l’Italia, dove molti pasti li consumano non residenti, non è un tecnicismo. Ed entro il 31 dicembre 2027 Bruxelles rivedrà gli obiettivi, valutando target più alti al 2035.
La direttiva in sintesi
| Voce | Dato |
| Atto | Direttiva (UE) 2025/1892, che modifica la direttiva 2008/98/CE |
| Pubblicazione / vigore | GU UE 26 settembre 2025 / 16 ottobre 2025 |
| Recepimento in Italia | Entro il 17 giugno 2027 (Allegato A, n. 18, legge 17 marzo 2026, n. 36) |
| Trasformazione e fabbricazione | −10% della quantità totale |
| Dettaglio, ristorazione, famiglie | −30% pro capite, obiettivo congiunto |
| Anno base | Media annua 2021-2023 |
| Scadenza | 31 dicembre 2030 |
| Revisione dei target | Entro il 31 dicembre 2027, con valutazione di obiettivi al 2035 |
Legge spreco alimentare: obblighi dello Stato, responsabilità delle imprese
Qui nasce l’equivoco. Il −30% non è una soglia che un ispettore verrà a pesare nel bidone di una trattoria. È un obiettivo nazionale: ne risponde lo Stato davanti alla Commissione europea, con il rischio di una procedura d’infrazione se lo manca.
Cosa deve fare lo Stato
Recepire la direttiva, misurare i rifiuti con la metodologia comune europea, aggiornare un programma nazionale di prevenzione dei rifiuti alimentari. E scegliere chi coinvolgere: il testo chiede di far partecipare tutti gli attori della filiera in modo proporzionato al loro ruolo e alla loro capacità.
Cosa può arrivare alle imprese
L’obbligo più concreto riguarda le donazioni. L’articolo 9 bis, paragrafo 1, chiede agli Stati di fare in modo che gli operatori con un ruolo significativo nella produzione di rifiuti alimentari propongano accordi di donazione ai banchi alimentari e alle altre organizzazioni di redistribuzione. Cibo sicuro, costo ragionevole per l’impresa. Quali operatori? Lo deciderà il legislatore italiano, sentiti gli enti di redistribuzione.
Gli esempi europei danno un’idea del perimetro. In Francia la legge Garot del 2016 è partita dai supermercati sopra i 400 m². La Spagna, con la legge 1/2025, chiede piani di prevenzione e accordi di donazione alle attività oltre i 1.300 m², con sanzioni da 2.000 a 500.000 euro. Mentre scriviamo, il decreto legislativo italiano di recepimento non risulta ancora approvato.
Chi fa cosa, oggi e dopo il recepimento
| Soggetto | Oggi | Cosa può cambiare |
| Stato | Deve centrare i target, misurare, programmare la prevenzione | Sceglie gli operatori obbligati e le eventuali sanzioni |
| Supermercati e GDO | Nessun target individuale; donazione volontaria (L. 166/2016) | Probabile obbligo di proporre accordi di donazione |
| Ristoranti, mense, hotel | Nessun target individuale | Possibile inclusione tra gli operatori “significativi”, soprattutto la ristorazione collettiva |
| Industria alimentare | Nessun target individuale | Misurazione più rigorosa; possibili accordi di donazione |
| Produttori agricoli | Fuori dai target 2030 | Perdite in campo valutate nella revisione 2027 |
I numeri: perché l’Italia parte in salita
Eurostat ha pubblicato a fine settembre 2026 i dati sul 2024: 129 kg pro capite nell’Unione, circa 58 milioni di tonnellate. Le famiglie valgono il 53% (69 kg a testa), l’industria il 19%, la ristorazione il 12%, la vendita al dettaglio l’8%.
Per l’Italia il quadro è più pesante. Il dataset Eurostat env_wasfw attribuisce al nostro Paese 137 kg per abitante nel 2024, di cui 103 kg prodotti dentro casa. La sfida dello spreco alimentare 2030, da noi, passa prima di tutto dalle cucine domestiche.
Un conto semplice, con le dovute cautele. Sommando vendita, ristorazione e famiglie, la media italiana 2021-2023 è di circa 118 kg per abitante: il −30% porta a circa 83 kg. Nel 2024 lo stesso aggregato è salito a 125 kg. Serve quindi un taglio di circa un terzo in sei anni. È una stima della redazione: alcuni valori Eurostat sono stimati e il calcolo ufficiale terrà conto del fattore turismo.
Rifiuti alimentari in Italia, kg per abitante (Eurostat, env_wasfw)
| Settore | 2021 | 2022 | 2023 | 2024 |
| Trasformazione e fabbricazione | 9 | 9 | 10 | 11 |
| Vendita e distribuzione | 8 | 11 | 10 | 9 |
| Ristoranti e servizi di ristorazione | 4 | 8 | 9 | 13 |
| Famiglie | 107 | 100 | 98 | 103 |
| Totale (inclusa produzione primaria) | 140 | 139 | 138 | 137 |
| Aggregato soggetto al −30% | 119 | 119 | 117 | 125 |
Target indicativo 2030 per l’aggregato dettaglio + ristorazione + famiglie: circa 83 kg/ab (elaborazione redazionale sulla media 2021-2023). Alcuni valori sono stime o hanno definizioni non armonizzate secondo Eurostat.
| Curiosità – 29 kg o 103 kg? Secondo il rapporto «Il caso Italia 2026» di Waste Watcher International, ogni italiano getta 554 grammi di cibo a settimana: circa 29 kg l’anno. Eurostat parla di 103 kg nelle case. Nessuno sbaglia: l’indagine Ipsos su duemila residenti misura il cibo che le persone dichiarano di buttare, Eurostat pesa i rifiuti in massa fresca, bucce, ossa e gusci compresi. |
Il bando UE da 4 milioni: chiuso, ma da leggere bene
Il 16 giugno 2026 la Commissione, attraverso l’agenzia HaDEA, ha aperto la call SMP-FOOD-2026-FW-STAKEHOLDERS-PJ del Single Market Programme. Dotazione complessiva: 4 milioni di euro. Contributo indicativo di 300.000 euro per progetto, a copertura del 50% dei costi ammissibili, durata tra 18 e 24 mesi, consorzi con almeno una PMI. Le domande si sono chiuse il 15 ottobre.
Meglio non archiviarlo. Le linee finanziate indicano dove va la politica di riduzione dei rifiuti alimentari UE: misurazione con l’approccio Target-Measure-Act, eccedenze trasformate in nuovi prodotti, confezioni ed etichette che allungano la vita del cibo in casa. Temi che l’industria alimentare porta già nelle fiere e che con ogni probabilità torneranno nelle prossime call.
Falsi miti sullo spreco alimentare e sulle donazioni
Miti e realtà
| Mito | Realtà |
| «Dal 2030 ogni ristorante dovrà tagliare i rifiuti del 30%» | Falso. Il target è nazionale. Gli obblighi per le singole imprese li stabilirà la legge di recepimento. |
| «Oltre il “preferibilmente entro” il cibo va buttato» | Falso. La legge 166/2016 consente di donarlo se l’imballaggio primario è integro e la conservazione idonea. |
| «Chi dona si accolla ogni rischio» | Non proprio. La legge 155/2003 equipara ai consumatori finali, per conservazione e trasporto, gli enti che distribuiscono gratis cibo agli indigenti. |
| «Basta mandare tutto al compost» | No. Il cibo avviato a compostaggio o biogas resta rifiuto alimentare nelle statistiche UE. Conta la prevenzione. |
| «Lo spreco è colpa dei supermercati» | I dati dicono altro: in Italia la vendita pesa circa 9 kg per abitante su 137, le famiglie 103. |
Il secondo punto frena ancora molte donazioni. La legge Gadda (legge 166/2016) ha semplificato la cessione gratuita delle eccedenze alimentari e all’articolo 4 lo dice chiaramente: le cessioni sono consentite “anche oltre il termine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione”. Il “da consumarsi entro” resta invece un limite invalicabile.
Soluzioni pratiche per riutilizzare le eccedenze
Non è un discorso di cibo sostenibile in astratto. È contabilità. La gerarchia d’uso indicata dalla Commissione mette in fila le scelte: prima prevenire, poi donare per il consumo umano, poi l’alimentazione animale, solo dopo riciclo e recupero energetico. Lo smaltimento è l’ultima casella.
Supermercati e distribuzione
- Pesare gli scarti per reparto (ortofrutta, panetteria, banco fresco), non solo il cassone.
- Firmare un accordo scritto con un banco alimentare o un ente di redistribuzione: ritiri programmati, catena del freddo, registro delle cessioni.
- Prezzi scalari sui prodotti vicini al termine minimo di conservazione e box di eccedenze tramite app.
- Verificare se il Comune applica la riduzione TARI prevista dall’articolo 17 della legge 166/2016 per chi dona.
Ristoranti, mense e hotel
- Tarare porzioni e menu sui dati di scarto raccolti, non sull’abitudine.
- Offrire il contenitore per l’avanzo: secondo Waste Watcher, al ristorante 8 italiani su 10 finiscono il piatto o chiedono la doggy bag.
- Donare i piatti non serviti con procedure HACCP concordate con l’ente ricevente.
- Riutilizzare pane del giorno prima e rimanenze di linea in nuove preparazioni.
Industria alimentare e produttori agricoli
- Gestire bucce, siero e vinacce come sottoprodotti (art. 184-bis del d.lgs. 152/2006), quando ne hanno i requisiti: materia prima per altri processi, non rifiuto.
- Programmare la produzione sulla domanda reale, con dati di vendita condivisi.
- Destinare le seconde scelte estetiche a conserve, succhi o vendita diretta.
- Lavorare su shelf life e confezionamento: ogni giorno in più sullo scaffale è merce che non torna indietro. Molte piccole azioni per un’azienda green partono da qui.
Tracciabilità: il pezzo che manca tra campo e tavola
Molte eccedenze nascono da un’informazione mancata: il produttore non sa quanto venderà il negozio, il consumatore non capisce l’etichetta. La tracciabilità riduce queste zone d’ombra: lotti identificati, date chiare, origine verificabile, filiera più corta.
È il principio della piattaforma ProduttoriTOP: produttori classificati per merito (Bronze, Silver, Gold, TOP) e filiera verificabile con un QR code dall’app gratuita. Meno passaggi e più informazioni significano ordini più vicini al consumo reale, quindi meno merce che invecchia sullo scaffale.
La soluzione: cominciare a misurare adesso
Il recepimento arriverà entro giugno 2027. Chi aspetta il decreto avrà poco più di tre anni per cambiare abitudini radicate. Chi affronta lo spreco alimentare 2030 da subito arriva con dati propri quando si definiranno gli obblighi, accordi di donazione già rodati e costi di smaltimento più bassi.
- Pesare gli scarti per un mese, divisi per categoria.
- Individuare le categorie che pesano di più e capire perché finiscono nel bidone.
- Firmare un accordo con un ente di redistribuzione, anche prima che diventi obbligatorio.
- Rivedere ordini, porzioni e formati sui dati, poi ripetere la misura dopo tre mesi.
Il −30% è un obiettivo dello Stato. A centrarlo, o a mancarlo, saranno magazzini, cucine e frigoriferi. Se gestisci un’attività alimentare, comincia dalla bilancia. Se sei un produttore, rendere verificabile la tua filiera su ProduttoriTOP significa farti trovare da chi programma gli acquisti, non da chi li butta.
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Fonti
- Direttiva (UE) 2025/1892 del Parlamento europeo e del Consiglio, 10 settembre 2025, che modifica la direttiva 2008/98/CE (GU UE L 26.9.2025) – EUR-Lex.
- Commissione europea, DG SANTE – «Food waste reduction targets» (food.ec.europa.eu).
- Parlamento europeo – Legislative Train e scheda OEIL, procedura 2023/0234(COD).
- Eurostat – «Food waste and food waste prevention – estimates», Statistics Explained, 29 settembre 2026; dataset env_wasfw (aggiornato al 28 settembre 2026).
- Legge 17 marzo 2026, n. 36 – Legge di delegazione europea 2025, Allegato A, n. 18 (GURI n. 70 del 25 marzo 2026).
- Legge 19 agosto 2016, n. 166 (legge Gadda), artt. 4 e 17.
- Legge 25 giugno 2003, n. 155 («legge del Buon Samaritano»).
- D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, art. 184-bis (sottoprodotti).
- Commissione europea / HaDEA – call SMP-FOOD-2026-FW-STAKEHOLDERS-PJ, Single Market Programme; dati riportati da Il Sole 24 Ore e CSVnet Infobandi (2026).
- Osservatorio Waste Watcher International (Università di Bologna – DISTAL, Ipsos) – rapporto «Il caso Italia 2026», 3 febbraio 2026.
- Harvard Law School Food Law and Policy Clinic, FEBA – «Best Practices for Food Donation Requirements. Guidance for Implementing Article 9a of the 2025 EU Waste Framework Directive Amendment», maggio 2026 (casi Francia e Spagna).
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Articolo redatto dalla redazione con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per la ricerca e la verifica delle fonti.
Le informazioni hanno carattere divulgativo e non costituiscono consulenza legale o fiscale. Dati aggiornati al 30 ottobre 2026.


