
Foggia nuova Food Valley italiana? L’investimento da 100 milioni che può cambiare la filiera del grano
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Barilla porta un molino accanto al pastificio di Foggia. Ma un molino non basta a fare una Food Valley: servono contratti, prezzi e trasparenza per chi il grano lo coltiva.
Il 18 settembre 2026 il Gruppo Barilla ha presentato il nuovo piano industriale per il Mezzogiorno: 100 milioni di euro sullo stabilimento di Foggia per costruire un molino di nuova generazione a servizio del pastificio esistente. I lavori sono previsti tra il 2028 e il 2030. Confagricoltura Foggia ha parlato subito di occasione per trasformare la Capitanata in una Food Valley Foggia di respiro mediterraneo, sul modello di Parma. La provincia ha i numeri: oltre 200 mila ettari a grano duro e un quarto del raccolto nazionale concentrato in Puglia. Ha anche un problema che nessun annuncio cancella: da tre anni il prezzo pagato agli agricoltori è sceso sotto i costi di produzione.
| In breve Barilla investe 100 milioni a Foggia per un molino collegato al pastificio, operativo tra il 2028 e il 2030. La Capitanata produce il grano duro, ma l’Italia importa ancora circa 2 milioni di tonnellate l’anno. L’investimento diventa una Food Valley Foggia solo se porta contratti di filiera, prezzi sostenibili e tracciabilità verificabile per chi coltiva. |
Cosa ha annunciato davvero Barilla il 18 settembre 2026
Partiamo dai fatti, senza aggettivi. Il gruppo di Parma costruirà a Foggia un molino di nuova generazione collegato direttamente al pastificio. Grano in entrata, semola nel silo, pasta in uscita: tutto nello stesso sito, come già accade a Parma. È il concetto di polo integrato della pasta. Il polo servirà il mercato italiano e quelli esteri.
Lo stabilimento non nasce oggi. Barilla lo ha acquistato nel 1983 e lo ha ampliato con una seconda unità produttiva nel 1998; secondo l’azienda è il secondo pastificio italiano del gruppo per capacità. Nel 2025 il sito è già entrato in un programma da 30 milioni per cinque nuovi impianti fotovoltaici. Chi vuole vedere dove sorgerà il molino trova lo stabilimento sulla statale 16, al chilometro 684: clicca qui per la posizione su Google Maps.
C’è però una seconda parte dell’annuncio, meno raccontata. La concentrazione su Foggia comporta la cessione di altri siti del Sud: lo stabilimento di Marcianise (Caserta) al Pastificio Liguori e i molini di Altamura (Bari) e Castelplanio (Ancona) a Molino Casillo. Barilla indica la continuità occupazionale come prerequisito e prevede contratti pluriennali di fornitura con gli acquirenti. I sindacati Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil non considerano acquisita la cessione di Marcianise e hanno annunciato battaglia. Detto in modo semplice: il Sud della pasta Barilla si restringe a un solo baricentro, e quel baricentro è Foggia.
| Voce | Dato | Fonte |
| Investimento su Foggia | 100 milioni di euro | Gruppo Barilla, 18/09/2026 |
| Opera prevista | Molino di nuova generazione collegato al pastificio | Gruppo Barilla |
| Cronoprogramma | 2028–2030 | Gruppo Barilla |
| Modello di riferimento | Polo integrato di Parma (molino + pastificio) | Gruppo Barilla |
| Stabilimento di Foggia | Acquisito nel 1983, seconda unità nel 1998 | Barilla Group, 2017 |
| Siti in cessione | Marcianise (a Liguori); molini di Altamura e Castelplanio (a Casillo) | Gruppo Barilla |
| Chiusura cessioni | Entro febbraio 2027 (secondo i sindacati) | Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil |
| Nuovi posti di lavoro | Annunciati, numero non ancora indicato | Gruppo Barilla |
| Ricavi netti Barilla 2025 | 4.837 milioni di euro | Barilla, Bilancio 2025 |
Tabella 1 – Il piano Barilla per il Mezzogiorno in numeri. Elaborazione ProduttoriTop Magazine.
Perché Foggia: il Granaio d’Italia in cifre
La scelta geografica non ha bisogno di spiegazioni per chi conosce il Tavoliere. Secondo i dati Italmopa sulla campagna 2026, la Puglia ha superato il milione di tonnellate di grano duro, il livello più alto degli ultimi dieci anni, e vale circa un quarto del raccolto italiano. La provincia di Foggia da sola supera i 200 mila ettari coltivati.
A livello nazionale la campagna 2026 si è chiusa a 4,1 milioni di tonnellate, in calo del 6% sull’anno precedente per la riduzione delle superfici al Sud e delle rese al Nord. Ai Durum Days di Foggia, a maggio, la stima era più prudente: 3,8 milioni. Il dato che pesa di più è un altro. L’industria molitoria italiana trasforma ogni anno oltre 6 milioni di tonnellate di grano duro, quindi ne importa circa 2 milioni da Nord America, Australia e Kazakistan.
Qui entra Barilla. L’azienda dichiara di acquistare ogni anno circa 500 mila tonnellate di grano duro italiano, di cui 350 mila tramite contratti di filiera con oltre 4.000 agricoltori. Un molino piantato in mezzo ai campi della Capitanata accorcia fisicamente la distanza tra chi semina e chi macina. Non è poco. Ma la geografia, da sola, non decide chi ci guadagna.
La Food Valley Foggia esiste già? La posizione di Confagricoltura
Il termine Food Valley lo ha lanciato Filippo Schiavone, presidente di Confagricoltura Foggia, il 21 settembre. Il ragionamento è lineare: se il “modello Parma” funziona in Emilia, dove attorno a Barilla si è costruito un distretto agroalimentare, può funzionare anche in Capitanata. Schiavone chiede un tavolo con i produttori locali: “L’integrazione industriale deve portare vantaggi concreti anche agli agricoltori, primi anelli della filiera”.
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha definito Foggia il cuore del Granaio d’Italia, una terra dove “agricoltura, industria alimentare e trasformazione possono e devono dialogare sempre di più”. La Regione seguirà il percorso annunciato dall’azienda e il confronto con i sindacati.
Una Food Valley, però, ha ingredienti precisi: un distretto di imprese, centri di ricerca, denominazioni riconosciute, logistica, formazione. Parma ha il Prosciutto DOP, il Parmigiano Reggiano, l’Università, la Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve e la sede dell’EFSA. Foggia ha il grano, il pomodoro, i Durum Days e il CREA Cerealicoltura che sperimenta le TEA su varietà resistenti a ruggini e oidio. Manca la cornice che tiene insieme i pezzi. Un molino, per quanto grande, non la crea da solo.
Il nodo del prezzo: la filiera del grano paga chi coltiva?
Ecco il punto che decide tutto. Tra settembre 2022 e settembre 2025 il prezzo del grano duro riconosciuto ai cerealicoltori è crollato del 44%, da 490 a 277 euro a tonnellata, mentre i costi di produzione per ettaro hanno superato i 1.200 euro. Risultato: nelle province di Foggia, BAT e Bari le superfici a grano si sono ridotte di circa 20 mila ettari, secondo CIA Capitanata.
Nel 2026 il mercato è cambiato nella forma. La Commissione Unica Nazionale del grano duro (CUN) ha sostituito le quotazioni delle borse merci, sospese per decreto, e Foggia ne rivendica la sede. La CIA però denuncia che la CUN continua a fissare un prezzo inferiore ai costi certificati da Ismea. I listini di metà settembre segnano tre settimane consecutive di rialzi, tra 3 e 5 euro a tonnellata. L’ossigeno c’è, ma resta poco.
C’è anche chi legge l’operazione con occhio critico. GranoSalus, associazione di produttori, osserva che il riassetto “sposta molto potere in pochissimi attori”: Barilla a Foggia, Casillo ad Altamura. Due poli forti creano domanda strutturata di grano di qualità, e questo è un bene. Ma concentrano anche il potere contrattuale dalla parte di chi compra.
| Falso mito | Cosa dicono i dati |
| “L’Italia produce tutto il grano per la sua pasta” | I molini trasformano oltre 6 milioni di tonnellate l’anno; il raccolto 2026 è di 4,1 milioni. Circa 2 milioni di tonnellate arrivano dall’estero (Italmopa). |
| “Un molino a Foggia userà solo grano di Foggia” | Barilla dichiara grano 100% italiano per la pasta venduta in Italia e miscele di varie origini (almeno 70% italiano) per l’export. Nessun impegno specifico sul grano di Capitanata è stato annunciato. |
| “Se il grano sale, il prezzo della pasta esplode” | Il grano è solo una quota del prezzo a scaffale: pesano anche energia, packaging, logistica e margini della distribuzione. |
| “Il grano estero è sempre peggiore” | Qualità e micotossine dipendono dall’annata e dai controlli, non dal passaporto. La filiera tracciata offre garanzie in più; l’origine da sola no. |
| “Più ettari a grano, più reddito” | Con prezzi sotto i costi, più ettari significano più perdite. Tra 2023 e 2025 la Capitanata ha perso superfici, non le ha guadagnate. |
Tabella 2 – Falsi miti e realtà sulla filiera del grano duro. Elaborazione ProduttoriTop Magazine su dati Italmopa, Barilla, CIA.
| Lo sapevi? Le quotazioni della Borsa Merci di Foggia sono state per decenni il riferimento nazionale per il grano duro: ogni mercoledì il listino usciva dalla Camera di Commercio di via Protano. Dal 2026 la CUN le ha sostituite, e il Comune di Foggia ha chiesto di ospitarne la sede. Intanto il porto canadese di Churchill, sulla baia di Hudson, ha ripreso a spedire grano duro verso l’Italia: la geografia della semola resta globale anche con un molino in Capitanata. |
Cosa cambierebbe davvero per chi coltiva in Capitanata
Proviamo a distinguere ciò che è certo da ciò che è possibile.
- Certo. Un molino integrato riduce i trasporti di semola tra siti diversi, abbatte costi logistici e consumi. E la domanda locale di grano duro di qualità cresce, perché un molino nuovo non lavora a vuoto.
- Possibile, non garantito. Contratti di filiera più ampi con premi legati al contenuto proteico, sul modello degli accordi triennali che Barilla applica già in Emilia-Romagna. E un effetto traino su altre imprese di trasformazione, come auspica Confagricoltura.
- Non annunciato. Un impegno quantitativo sul grano pugliese, un prezzo minimo garantito, un disciplinare territoriale. Su questo il tavolo chiesto da Schiavone è l’unico strumento reale.
Chi coltiva farà bene a ragionare così: la vicinanza al molino è un vantaggio negoziale solo se diventa contratto scritto. Altrimenti resta logistica.
La soluzione: contratti trasparenti e tracciabilità che il consumatore può verificare
Una Food Valley si regge su una cosa sola: la fiducia misurabile tra chi produce, chi trasforma e chi compra. Tre azioni concrete, una per ciascun anello.
- Per gli agricoltori: entrare in contratti di filiera pluriennali con parametri di qualità chiari (proteine, peso ettolitrico, micotossine) e premialità scritte, invece del conferimento spot al prezzo del giorno.
- Per i trasformatori: dichiarare pubblicamente, anno per anno, la quota di grano della Capitanata lavorata nel nuovo molino. Un dato verificabile vale più di cento comunicati.
- Per i consumatori: leggere l’etichetta. Il Paese di coltivazione del grano e di molitura compare sulle confezioni di pasta; la dicitura “grano 100% italiano” è una scelta volontaria del produttore e va cercata.
È qui che la tracciabilità smette di essere una parola e diventa uno strumento. Il progetto ProduttoriTop lavora esattamente su questo passaggio: classifica i produttori in base a criteri verificabili di tracciabilità, con QR code che riportano lotto, origine e filiera. Un pastificio artigianale del Tavoliere che macina grano di Capitanata e lo dimostra ha, in questo sistema, la stessa dignità di un colosso. Forse di più, perché per lui la trasparenza non è un obbligo ma una scelta.
Un molino non fa una valle
Foggia ha il grano, ha lo stabilimento, ha da oggi un impegno da 100 milioni. Quello che non ha ancora è un patto scritto tra industria e campagna. La Food Valley emiliana si è costruita in decenni, con denominazioni, ricerca e accordi di filiera. La Capitanata può farcela in meno tempo, se il tavolo chiesto dagli agricoltori produce numeri e non foto di gruppo. Nei prossimi mesi guarderemo una cosa sola: quanto grano di Foggia entrerà nel molino di Foggia, e a che prezzo.
Domande frequenti
Quando sarà operativo il nuovo molino Barilla di Foggia?
I lavori sono previsti tra il 2028 e il 2030. Il molino sarà collegato al pastificio esistente sulla statale 16 e servirà sia il mercato italiano sia quelli esteri.
Quanti posti di lavoro creerà l’investimento da 100 milioni?
Barilla parla di nuove opportunità occupazionali e di ricadute sull’indotto, ma al 22 settembre 2026 non ha indicato un numero. Le cifre circolate sulla stampa non sono ufficiali.
Il molino di Foggia userà grano coltivato in Capitanata?
Non è stato annunciato alcun impegno sul grano pugliese. Barilla dichiara grano 100% italiano per la pasta venduta in Italia e miscele con almeno il 70% di grano italiano per l’export. Confagricoltura ha chiesto un tavolo proprio per questo.
Cosa succede agli stabilimenti di Marcianise, Altamura e Castelplanio?
Sono in trattativa avanzata la cessione di Marcianise al Pastificio Liguori e dei molini di Altamura e Castelplanio a Molino Casillo, con continuità occupazionale come prerequisito. I sindacati contestano l’operazione su Marcianise.
Cos’è la CUN del grano duro?
È la Commissione Unica Nazionale che dal 2026 fissa ogni settimana il prezzo di riferimento del grano duro nazionale, al posto delle borse merci. Le organizzazioni agricole contestano che il prezzo resti sotto i costi di produzione rilevati da Ismea.
Fonti
- Gruppo Barilla, comunicato “Il Gruppo Barilla presenta il nuovo piano industriale: 100 milioni di investimenti a Foggia”, 18 settembre 2026 (ripreso da AGI, Il Tempo, Quotidiano di Puglia).
- Barilla Group, “Foggia: uno stabilimento all’avanguardia, ecco tutti i numeri”, sala stampa barillagroup.com, 2017.
- Barilla, “La qualità Barilla: più di un ingrediente”, barilla.com (acquisti di grano duro italiano e contratti di filiera).
- Barilla Holding, Bilancio consolidato 2025 e Rapporto di sostenibilità 2025.
- Confagricoltura Foggia, dichiarazione del presidente Filippo Schiavone, 21 settembre 2026 (AgraPress, l’Immediato).
- Regione Puglia, dichiarazioni del presidente Antonio Decaro e dell’assessore Eugenio Di Sciascio, 18 settembre 2026 (Agenparl).
- Italmopa, dati campagna cerealicola 2026, luglio 2026 (Telenorba, Foggia Reporter).
- Durum Days 2026, Foggia, 19 maggio 2026 (AgroNotizie, l’Immediato).
- CIA Capitanata, dati su prezzi, costi e superfici, 25 settembre 2025 (FoggiaToday).
- AgroNotizie, rilevazioni prezzi grano duro CUN e Ismea del 15 settembre, 25 agosto e 26 febbraio 2026.
- Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil, nota sulla cessione di Marcianise, 19 settembre 2026 (CasertaNews).
- GranoSalus, “L’annuncio di Barilla? Un riassetto che sposta molto potere in pochissimi attori”, 19 settembre 2026.
- Fortune Italia, “Barilla investe 100 milioni a Foggia per il nuovo polo della pasta”, 21 settembre 2026.
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