
Agrivoltaico Sud Italia: le 10 Migliori Colture da Coltivare Sotto i Pannelli
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Analisi tecnica luce-ombra, direttive MASE e focus sulle specie autoctone mediterranee. Dati DLI, PAR, GCR e LER a confronto per chi progetta impianti avanzati.
Quando si parla di agrivoltaico nel Sud Italia, la domanda corretta non è se conviene, ma quali colture scegliere per massimizzare la resa doppia: energia ed agricoltura. Il DM MASE 436/2023 ha fissato regole chiare: altezza minima dei moduli a 2,1 metri, almeno il 70% della superficie destinata alla coltivazione, producibilità non inferiore al 60% di un impianto standard. In questo scenario, Puglia, Sicilia, Calabria e Campania offrono una radiazione solare annua fra 1.700 e 2.000 kWh/m², ideale per la coesistenza virtuosa. La scelta delle colture giuste diventa la variabile che separa un progetto redditizio da uno mediocre.
Cosa prevede il DM MASE 436/2023 per l’agrivoltaico avanzato
Il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica n. 436 del 22 dicembre 2023 – in attuazione della Misura PNRR M2C2 1.1 – definisce i parametri tecnici che un impianto deve rispettare per essere classificato come agrivoltaico avanzato. I punti chiave sono quattro:
- Altezza minima dei moduli: 2,1 m da terra per permettere il passaggio dei macchinari agricoli; 1,3 m nel caso di attività zootecnica.
- Superficie agricola: almeno il 70% della superficie totale (Stot) deve restare destinata alle Buone Pratiche Agricole (BPA).
- Producibilità elettrica: FVagri ≥ 0,6 × FVstandard (non meno del 60% di un impianto fotovoltaico di riferimento).
- Sistema di monitoraggio: obbligatorio per controllare continuità agricola, risparmio idrico, fertilità del suolo e microclima per tutta la vita utile dell’impianto.
Questi vincoli non sono burocratici: sono la cornice dentro cui calcolare l’ombreggiamento, selezionare le colture e dimensionare l’interasse tra le file di pannelli.
Analisi luce: quanta radiazione arriva davvero sotto i pannelli
Qui sta il nocciolo tecnico. Per capire se una coltura sopravvive e prospera sotto un sistema agrivoltaico dobbiamo confrontare tre grandezze fondamentali:
- DLI (Daily Light Integral): la quantità giornaliera di luce fotosinteticamente attiva, misurata in mol/m²·d. Ogni coltura ha un valore minimo e uno ottimale.
- PAR (Photosynthetically Active Radiation): la frazione dello spettro solare tra 400 e 700 nm utilizzabile per la fotosintesi, espressa in µmol/m²·s (PPFD).
- GCR (Ground Coverage Ratio): il rapporto tra superficie occupata dai pannelli e superficie totale. Un GCR del 33% significa che solo un terzo del terreno è direttamente ombreggiato in condizioni di massima inclinazione.
Nel Sud Italia, la radiazione globale orizzontale annua si attesta tra 1.700 kWh/m² in Campania e 2.050 kWh/m² nella Sicilia sud-orientale, corrispondenti a un DLI medio estivo di 45-55 mol/m²·d e invernale di 12-18 mol/m²·d (fonte: ENEA, Atlante italiano della radiazione solare). Questi valori sono spesso superiori al fabbisogno ottimale di molte colture mediterranee, che in piena estate soffrono stress da eccesso di radiazione e calore.
Relazione tra interasse pannelli e luce trasmessa al suolo
Variando l’interasse tra le file e il GCR possiamo stimare la trasmittanza PAR al suolo con sistemi a tracker monoassiale. Questi valori sono indicativi per latitudine 40°N e tecnologia bifacciale semitrasparente:
| Interasse file (m) | GCR (%) | Trasmittanza PAR media (%) | DLI stimato sotto pannello (mol/m²·d) | Idoneità colture alta luce | Idoneità colture ombra-toller. |
| 6,0 | 50 | 55-60 | 18-22 | Marginale | Ottima |
| 7,5 | 40 | 65-70 | 22-26 | Buona | Ottima |
| 9,0 | 33 | 72-78 | 26-30 | Ottima | Ottima |
| 12,0 | 25 | 80-85 | 30-34 | Ottima | Eccessiva |
“Un interasse di 9 metri con GCR al 33% garantisce in media 26-30 mol/m²·d al suolo nel periodo di crescita, valori compatibili con quasi tutte le colture orticole mediterranee e buona parte delle arboree.” – elaborazione su dati CREA-GSE e ENEA.
Le 10 migliori colture per l’agrivoltaico nel Sud Italia
La tabella sintetizza i parametri radiativi delle principali colture adatte al Sud Italia, con focus su varietà autoctone a Denominazione di Origine e Indicazione Geografica Protetta. Il valore aggiunto dell’agrivoltaico è massimo quando la coltura traslocca l’ombreggiamento in un vantaggio: meno stress idrico, meno scottature da UV, rese stabili anche durante le ondate di calore.
| Coltura | DLI ottimale (mol/m²·d) | DLI minimo (mol/m²·d) | PAR richiesto (µmol/m²·s) | Tolleranza ombra | Stagion. |
| Pomodoro (San Marzano DOP) | 20-30 | 12 | 400-600 | Bassa | St. |
| Vite (Primitivo, Negroamaro) | 25-35 | 15 | 500-700 | Media | Per. |
| Olivo (Coratina, Ogliarola) | 30-40 | 18 | 600-900 | Moderata | Per. |
| Lattuga e insalate | 14-17 | 8 | 250-400 | Alta | St. |
| Spinacio | 12-15 | 6 | 200-350 | Molto alta | St. |
| Cipolla di Tropea IGP | 15-20 | 10 | 300-450 | Media | St. |
| Carciofo violetto | 18-25 | 12 | 350-550 | Media | Per. |
| Fagiolino / Fagioli | 14-18 | 8 | 250-400 | Alta | St. |
| Cavolo (broccolo) | 12-16 | 7 | 220-380 | Alta | St. |
| Erbe officinali (origano, rosmarino, timo) | 15-22 | 9 | 280-450 | Alta | Per. |
Legenda: St. = stagionale; Per. = perenne. Dati compilati su letteratura scientifica (MSU Floriculture, Cornell CEA) e adattati alle condizioni climatiche del Sud Italia.

Focus sulle colture autoctone: il tesoro del Mediterraneo
Il Primitivo e il Negroamaro pugliesi, studiati dall’Università di Bari Aldo Moro (prof. Giuseppe Ferrara, 2024) presso l’azienda Svolta a Laterza, hanno mostrato una risposta sorprendente all’ombreggiamento parziale. Le viti sotto agrivoltaico presentano maggiore contenuto di clorofilla, minor stress termico e conduttanza stomatica più stabile. L’Olivo Coratina e Ogliarola – cultivar autoctone pugliesi – mostra invece una sensibilità moderata all’ombra: uno studio dell’Università di Jaén (Applied Energy, 2023) ha raggiunto un LER del 171% combinando oliveto super-intensivo e pannelli bifacciali inclinati a 20°.
Per le orticole, la Cipolla di Tropea IGP e il Pomodoro San Marzano DOP trovano nell’agrivoltaico un alleato contro le ondate di caldo estreme degli ultimi anni. L’Università dell’Arizona ha documentato un +15% di umidità nel suolo sotto pannelli con irrigazione a giorni alterni, rispetto al campo aperto. Il Carciofo violetto di Paestum IGP e le erbe officinali mediterranee – origano, timo, rosmarino – completano il quadro delle specie perfettamente compatibili con sistemi avanzati.
Miti da sfatare sull’agrivoltaico nel Sud Italia
Attorno all’agrivoltaico circolano molte imprecisioni, spesso alimentate da chi confonde gli impianti fotovoltaici a terra con i sistemi agrivoltaici avanzati. Ecco i cinque falsi miti più diffusi, verificati alla luce della normativa e della ricerca:
| MITO DIFFUSO | REALTÀ SCIENTIFICA |
| L’agrivoltaico ruba terreno all’agricoltura. | Falso. Il DM 436/2023 impone che almeno il 70% della Stot resti destinata ad attività agricola (BPA). |
| Sotto i pannelli non cresce nulla. | Falso. Con altezza ≥2,1 m e tracker monoassiali, il GCR si attesta al 30-40% e l’ombra è dinamica, non permanente. |
| L’ombreggiamento dimezza sempre la resa. | Dipende. Per colture ombra-tolleranti (lattuga, spinacio, erbe aromatiche) la resa può restare costante o aumentare. |
| Il microclima sotto i pannelli è sempre negativo. | Falso. Studi in Puglia (Università di Bari, 2024) rilevano +15% umidità suolo e minor stress idrico. |
| Solo le colture esotiche si adattano all’agrivoltaico. | Falso. Primitivo, Negroamaro, Coratina e Ogliarola rispondono positivamente all’ombreggiamento parziale. |
Curiosità: cosa succede al terreno sotto i pannelli
Uno degli effetti meno conosciuti dell’agrivoltaico è il microclima protetto che si crea sotto le file di moduli. I dati raccolti in tre anni di monitoraggio dal progetto pilota CCE Italia su vite e olivo evidenziano: riduzione dell’evapotraspirazione fino al 20%, temperature minime notturne più alte di 1,5-2°C (protezione da gelate tardive), riduzione delle scottature da UV sui frutti del 30-40%. Un effetto curioso è l’incremento della biodiversità spontanea: il sottobosco sotto i pannelli ospita più specie vegetali e impollinatori rispetto al campo aperto, trasformando l’agrivoltaico in un piccolo presidio ecologico.
Agrivoltaico, tracciabilità e valore di filiera: la soluzione
La vera sfida dell’agrivoltaico del Sud non è solo tecnica, è di valorizzazione. Le colture coltivate sotto sistemi agrivoltaici avanzati raccontano una doppia storia di sostenibilità: energia rinnovabile e produzione agricola a basso impatto. Perché questo racconto arrivi al consumatore, serve una filiera tracciabile e trasparente che certifichi origine, pratiche colturali e impronta ambientale. Piattaforme come ProduttoriTOP permettono ai produttori di raccontare in modo verificabile questa differenza, connettendo agricoltori, certificatori e consumatori finali in un ecosistema di trasparenza digitale.
Nel contesto delle opere integrate rinnovabili-agroalimentari come quelle rappresentate da progetti come LifeCityWorld, l’agrivoltaico non è solo una tecnologia: è un nodo di una rete più ampia, dove energia pulita, cibo sano e territorio si rafforzano a vicenda.
FAQ: domande frequenti sull’agrivoltaico al Sud
1. Quanta luce arriva davvero alle colture sotto pannelli a 2,1 metri?
Con un GCR del 33% e tracker monoassiali, la trasmittanza PAR media al suolo si attesta tra il 72% e il 78%. Nel Sud Italia questo significa un DLI di 26-30 mol/m²·d nei mesi di crescita, sufficiente per la quasi totalità delle colture orticole e per molte arboree.
2. Quali colture autoctone rendono di più sotto agrivoltaico?
Tra le perenni, Primitivo e Negroamaro in Puglia, Coratina e Ogliarola per l’olivo, Carciofo violetto di Paestum. Tra le stagionali, Cipolla di Tropea IGP, Pomodoro San Marzano, lattughe e spinaci. Le erbe officinali mediterranee come origano e timo sono eccellenti candidate.
3. L’agrivoltaico conviene economicamente nel Sud Italia?
Sì, se progettato correttamente. Gli incentivi del PNRR coprono fino al 40% dei costi in conto capitale, con tariffa incentivante sull’energia prodotta. L’affitto del terreno per 20 anni può fruttare al proprietario 2.500-3.500 €/ettaro all’anno, oltre ai ricavi agricoli mantenuti.
Conclusione: il Sud come laboratorio dell’agrivoltaico italiano
L’agrivoltaico avanzato nel Sud Italia non è una promessa futura: è una realtà già misurabile, regolamentata e finanziabile. La scelta delle colture giuste – con attenzione alle varietà autoctone – trasforma l’ombreggiamento da problema a risorsa. Primitivo, Coratina, Cipolla di Tropea, San Marzano: il patrimonio agricolo del Mezzogiorno non ha bisogno di essere sostituito, ma di essere protetto e valorizzato. L’agrivoltaico, se progettato con rigore tecnico e integrato in filiere tracciabili, è uno degli strumenti più potenti per farlo.
Fonti e riferimenti scientifici
- MASE – Linee Guida in materia di impianti agrivoltaici (giugno 2022) e DM 436/2023.
- GSE – Regole Operative Agrivoltaico (D.D. 251/2024).
- CREA-GSE – Linee guida sui sistemi di monitoraggio per impianti agrivoltaici.
- ENEA – Atlante italiano della radiazione solare (solaritaly.enea.it).
- JRC European Commission – PVGIS 5.3 (re.jrc.ec.europa.eu/pvg_tools).
- Fernández-Solas Á. et al. (2023). Potential of agrivoltaics systems into olive groves in the Mediterranean region. Applied Energy.
- Ferrara G. (Università di Bari) – Ricerche su vite autoctona sotto agrivoltaico, presentate a Macfrut 2024.
- Runkle E. – DLI Requirements, Michigan State University, Department of Horticulture.
- Cornell University – Controlled Environment Agriculture, DLI thresholds for lettuce and leafy greens.
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