
Pane di Matera, l’oro lucano

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Il pane di Matera non è soltanto un prodotto da forno, ma un vero e proprio monumento gastronomico che racchiude in sé millenni di storia, geologia e cultura contadina.
L’alimento, che dal 2008 si fregia del prestigioso marchio I.G.P., rappresenta la sintesi perfetta tra le risorse naturali dell’altopiano delle Murge e l’ingegno dell’uomo lucano.
La sua celebre forma a cornetto, che ricorda il profilo dei Sassi di Matera o forse i picchi del paesaggio murgiano, è il risultato di una tecnica di modellazione antica, pensata originariamente per ottimizzare lo spazio nei forni comuni.
Entrare nel merito della produzione di questo pane significa intraprendere un viaggio che parte dai campi di grano duro della provincia di Matera e arriva fino alle tavole dei consumatori, portando con sé un aroma inconfondibile e una conservabilità che ha dell’incredibile.
Il legame indissolubile con il grano duro lucano
La base imprescindibile che conferisce al pane di Matera le sue caratteristiche organolettiche uniche è l’utilizzo esclusivo di semole di grano duro provenienti dal territorio locale. Il disciplinare di produzione è estremamente rigido al riguardo, imponendo che almeno il settanta per cento delle semole derivi da varietà storiche come il Senatore Cappelli, il Duro Lucano, il Capeiti o l’Appulo.
I grani, coltivati in un terreno ricco di minerali e sotto un sole che favorisce la concentrazione di proteine e glutine, conferiscono alla mollica il suo tipico colore giallo paglierino e una struttura alveolata irregolare ma tenace.
La scelta di queste cultivar non è solo una questione di sapore, ma un atto di resistenza agricola che preserva la biodiversità del territorio e garantisce una tracciabilità totale, rendendo ogni pagnotta un pezzo di terra lucana trasformato in nutrimento.
Il segreto del lievito madre e della fermentazione
Uno degli aspetti più affascinanti e tecnicamente rilevanti della panificazione materana risiede nel processo di lievitazione, che avviene rigorosamente tramite l’utilizzo del lievito madre.
L’agente lievitante naturale viene ottenuto dalla macerazione in acqua di frutta fresca di stagione, solitamente uva o fichi, che innesca una fermentazione spontanea dei carboidrati. Un metodo antico che permette lo sviluppo di una flora microbica complessa che non solo rende il pane estremamente digeribile, ma favorisce anche la produzione di acidi organici che agiscono come conservanti naturali.
Grazie a questa fermentazione lenta e sapiente, il pane di Matera può mantenersi fresco e fragrante per oltre una settimana, una caratteristica che in passato era fondamentale per le famiglie che vivevano nei Sassi e che portavano a cuocere il pane nei forni pubblici solo una volta ogni quindici giorni.
La simbologia della forma e il rito della cottura
La lavorazione manuale del pane di Matera segue una gestualità che si tramanda di generazione in generazione. Dopo la fase di impasto e la prima lievitazione, la massa viene modellata nella caratteristica forma “a cornetto” o a “pane alto”. La sagoma non ha solo una funzione estetica, ma serviva storicamente a garantire che le pagnotte, accatastate nei grandi forni a legna comunitari, non si toccassero tra loro durante la cottura, permettendo al calore di circolare uniformemente.
Prima di infornare, era consuetudine che ogni famiglia marchiasse la propria pagnotta con un timbro di legno, spesso intagliato con le iniziali del capofamiglia o simboli religiosi, per poter riconoscere il proprio pane una volta sfornato. La cottura avviene esclusivamente in forni alimentati con essenze legnose locali, come la quercia o il leccio, che donano alla crosta quel profumo di tostato e quella colorazione bruna che protegge il cuore morbido della mollica.
Caratteristiche organolettiche e profili sensoriali
Al taglio, il pane di Matera rivela un contrasto sensoriale straordinario. La crosta deve avere uno spessore di almeno tre millimetri, risultando croccante e saporita, con evidenti note di legno e cereali tostati.
All’interno, la mollica si presenta soffice, con una porosità diffusa e irregolare, segno inequivocabile di una lievitazione naturale ben eseguita. Il sapore è intenso, con una punta di acidità tipica del lievito madre che equilibra la dolcezza intrinseca del grano duro.
Le suddette proprietà rendono il pane materano un ingrediente versatile: se consumato fresco accompagna divinamente i formaggi podolici e i salumi lucani, ma è nella cucina del recupero che esprime tutto il suo potenziale. La celebre cialledda, una zuppa fredda o tiepida fatta con pane raffermo, pomodori, cipolle e origano, è l’esempio lampante di come questo oro bianco possa rigenerarsi e continuare a nutrire anche giorni dopo la sua creazione.
Il pane come identità sociale e culturale
Per la città di Matera, il pane è stato per secoli il fulcro della vita sociale. Nei Sassi, il richiamo del fornaio che passava all’alba per ritirare le pagnotte da cuocere segnava l’inizio della giornata per migliaia di persone. L’alimento rappresentava il confine tra la sopravvivenza e la fame, tra la dignità e la miseria.
Oggi, quel valore simbolico è rimasto intatto, pur essendosi trasformato in un volano economico per la Basilicata. Il riconoscimento I.G.P. ha permesso di esportare questo prodotto in tutta Europa, ma la sua essenza rimane legata ai vicinati di Matera, dove il profumo del lievito madre ancora si mescola con l’odore della pietra calcarea. Difendere il pane di Matera significa dunque difendere un intero sistema sociale che vede nel cibo non un semplice bene di consumo, ma un legame sacro tra la terra, la storia e le future generazioni che continueranno a impastare l’oro lucano.
L’importanza della certificazione e il futuro della tradizione
Nel mercato globale attuale, la tutela della denominazione I.G.P. è fondamentale per contrastare le contraffazioni che cercano di sfruttare il nome di Matera senza rispettarne i rigorosi processi produttivi.
I panificatori locali portano avanti una battaglia quotidiana per garantire che ogni pagnotta che esce dai loro laboratori segua fedelmente il disciplinare. L’innovazione tecnologica ha supportato la distribuzione, ma il cuore della produzione rimane artigianale, legato al tocco sensibile dell’uomo e ai ritmi della natura.
Il futuro del pane di Matera risiede nella capacità di raccontare la sua storia ai nuovi consumatori, sempre più attenti alla sostenibilità e alla qualità delle materie prime. Valorizzare questo prodotto significa promuovere un modello di sviluppo che non dimentica le proprie radici, ma le usa come fondamenta per costruire un’economia del gusto solida e rispettata a livello internazionale.


