
Water Living Lab: la tecnologia che libera il Po dai microinquinanti

Share This Article
A Pontelagoscuro il primo impianto italiano che trasforma gli scarti biomedicali in filtri al grafene. Risultato: un’acqua del Po ancora più sicura.
Un granulo scuro, grande quanto un chicco di riso. Dentro c’è il grafene, fuori una resina polimerica. Viene da una membrana scartata di un’industria biomedicale. E ora, immerso in un serbatoio alla centrale di Pontelagoscuro, trattiene molecole che i filtri tradizionali faticano a intercettare. Si chiama Water Living Lab ed è l’impianto pilota che cattura i microinquinanti presenti nelle acque del Po. Un’infrastruttura unica in Italia, nata dall’incrocio fra ricerca pubblica, industria biomedicale e gestori dell’acqua. Il risultato è concreto: rendere più sicura la potabilizzazione di un fiume che rifornisce oltre 21 milioni di persone nel bacino padano.
Cosa sono i microinquinanti e perché preoccupano
I microinquinanti sono sostanze chimiche presenti nell’ambiente in concentrazioni bassissime, spesso nell’ordine dei nanogrammi per litro. Non sono visibili, non si sentono al gusto, eppure ci sono. Arrivano da agricoltura, scarichi urbani, ospedali, cosmesi, industria. Una volta nel fiume finiscono nella filiera dell’acqua potabile.
Tra i più discussi oggi ci sono i PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche), definiti “forever chemicals” perché resistono a tempo e temperatura. L’EFSA ha stabilito una dose settimanale tollerabile di soli 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo per la somma di quattro PFAS principali. Una soglia minuscola, che dice quanto il tema sia serio.
Accanto ai PFAS circolano residui di farmaci, antiparassitari e componenti di cosmetici. Tracce minime. Ma, sommate nel tempo, meritano attenzione sanitaria.
Water Living Lab: come funziona l’impianto di Pontelagoscuro
Il Water Living Lab è entrato in funzione il 5 marzo 2024 nel potabilizzatore di Pontelagoscuro, gestito dal Gruppo Hera. È nato dalla collaborazione fra tre attori: Hera (gestore idrico), Medica Spa di Medolla (industria biomedicale) e CNR-ISOF di Bologna (istituto di ricerca).
L’impianto riceve una porzione deviata dell’acqua già trattata dal potabilizzatore. La fa passare in serbatoi contenenti granuli polimerici al grafene. Questi granuli trattengono i microinquinanti residui. L’acqua in uscita viene poi analizzata per misurare l’efficacia di rimozione.
Dal rifiuto biomedicale alla risorsa per l’acqua
Il cuore dell’innovazione sta nel materiale filtrante. Non è inventato da zero. Nasce dalle membrane di scarto prodotte da Medica Spa durante la fabbricazione di dispositivi biomedicali. Membrane che, fino a ieri, erano rifiuti industriali. Il CNR-ISOF ha sviluppato il processo che le trasforma in granuli funzionali contenenti grafene. Economia circolare applicata al ciclo idrico, in senso stretto.
I numeri del progetto e le fonti scientifiche
Il Water Living Lab è il cardine del progetto europeo LIFE Remembrance. I dati tecnici lo rendono confrontabile con altre esperienze internazionali.
| Indicatore | Valore | Fonte |
| Investimento complessivo | Oltre 2,5 milioni di euro | Gruppo Hera |
| Finanziamento UE (programma LIFE) | 1,2 milioni di euro | Commissione Europea |
| Impianti di potabilizzazione Hera | Quasi 400 | Gruppo Hera |
| Analisi quotidiane sull’acqua | Oltre 3.200 al giorno | Gruppo Hera |
| Soglia PFAS totali (Reg. UE 2020/2184) | 0,5 µg/L | Direttiva Acque Potabili |
| Persone servite dal bacino del Po | Oltre 21 milioni | Autorità di Bacino |
I test in laboratorio al CNR-ISOF di Bologna hanno mostrato un’efficacia superiore del grafene polimerico rispetto ai carboni attivi granulari (GAC) tradizionalmente impiegati nei potabilizzatori europei. Una differenza particolarmente visibile su molecole piccole e polari, come alcuni farmaci e i PFAS a catena corta.
PFAS, farmaci e cosmetici: cosa rimuove davvero
Il set di sostanze testate non è casuale. Risponde al Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA), lo strumento richiesto dalla Direttiva UE 2020/2184 per prevenire rischi lungo tutta la filiera idrica.
| Categoria di microinquinante | Esempi | Fonte principale |
| PFAS | PFOA, PFOS, GenX | Industria chimica, schiume antincendio |
| Residui farmaceutici | Ibuprofene, diclofenac, carbamazepina | Scarichi urbani e ospedalieri |
| Cosmetici e cura personale | Filtri UV, muschi sintetici | Acque reflue domestiche |
| Antiparassitari | Glifosato, atrazina (residui) | Agricoltura intensiva |
| Metaboliti e sottoprodotti | Composti chimici di degradazione | Reazioni ambientali |
È importante sottolineare un punto: l’acqua distribuita da Pontelagoscuro era già conforme alle normative prima del Water Living Lab, grazie ai filtri a carbone attivo. Il pilota serve a prepararsi a scenari futuri, dove le soglie diventeranno più stringenti e le molecole emergenti sempre più varie.
Falsi miti sull’acqua potabile del Po
Sull’acqua del rubinetto circolano convinzioni diffuse ma sbagliate. Vale la pena chiarirle.
| Falso mito | Cosa dice la scienza |
| “L’acqua del Po è inquinata, meglio quella in bottiglia” | L’acqua potabilizzata è controllata più volte al giorno. Quella in bottiglia no, nella stessa misura. |
| “I filtri casalinghi eliminano i PFAS” | Solo alcuni filtri specifici (osmosi inversa, carbone attivo certificato) hanno efficacia reale. |
| “Il grafene è pericoloso se entra in contatto con l’acqua” | I granuli sono incapsulati in polimeri stabili. Non rilasciano grafene libero nell’acqua trattata. |
| “Bollire l’acqua elimina i microinquinanti” | La bollitura uccide microrganismi. Non degrada PFAS, farmaci o pesticidi. |
| “Più sali minerali ci sono, migliore è l’acqua” | Acqua a basso residuo fisso è spesso preferibile per il consumo quotidiano. |
Tracciabilità, filiera e qualità: il ruolo di ProduttoriTOP
Quando parliamo di acqua del Po, parliamo anche del territorio che quel fiume attraversa. La pianura padana è una delle aree agroalimentari più produttive d’Europa. Grano, riso, ortaggi, latte, salumi, formaggi DOP. La qualità dell’acqua irrigua incide sulla qualità di ciò che arriva sulle tavole.
Qui nasce il valore della tracciabilità della filiera agroalimentare. Conoscere da dove arriva un prodotto, come è stato coltivato, con quale acqua, quali trattamenti. È il principio che ispira piattaforme come ProduttoriTOP, pensate per dare al consumatore strumenti concreti per scegliere consapevolmente. Un’acqua più pulita, filtri più efficaci, produttori trasparenti: tre elementi della stessa catena.
Domande frequenti sul Water Living Lab (FAQ)
Cos’è il Water Living Lab?
È un impianto pilota installato nel 2024 a Pontelagoscuro (Ferrara), presso la centrale di potabilizzazione del Gruppo Hera. Rimuove microinquinanti emergenti dall’acqua del Po tramite granuli polimerici contenenti grafene.
Chi ha realizzato il progetto?
Tre partner: Gruppo Hera, Medica Spa (industria biomedicale di Medolla) e CNR-ISOF di Bologna. Rientra nel progetto europeo LIFE Remembrance.
L’acqua del rubinetto di chi beve dal Po è sicura?
Sì. L’impianto di Pontelagoscuro era già conforme alle normative europee prima del Water Living Lab. Il pilota anticipa le sfide future della potabilizzazione.
Quali sostanze rimuove il Water Living Lab?
PFAS, residui farmaceutici, cosmetici, antiparassitari e altri composti emergenti. I test al CNR-ISOF hanno mostrato un’efficacia superiore rispetto ai carboni attivi granulari standard.
È un esempio di economia circolare?
Sì. Il materiale filtrante nasce dal recupero di membrane di scarto dell’industria biomedicale, riutilizzate come risorsa nel ciclo idrico.
La soluzione: acqua più pulita parte dalla consapevolezza
Il Water Living Lab non risolve da solo il problema dei microinquinanti nei fiumi europei. Ma indica una strada. Tre sono gli elementi replicabili: collaborazione pubblico-privato fra ricerca e industria, valorizzazione di scarti come risorse, anticipazione dei limiti normativi invece di inseguirli.
Per il consumatore la soluzione pratica è duplice. Fidarsi dei controlli ufficiali sull’acqua di rete, più frequenti di quanto si pensi. E informarsi sulla filiera dei prodotti alimentari che si portano a tavola, perché la qualità dell’acqua irrigua resta una variabile decisiva. Scegliere produttori tracciabili è un gesto quotidiano che rafforza il lavoro di impianti come quello di Pontelagoscuro. L’acqua pulita, in fondo, è un bene comune. Si costruisce un filtro alla volta.
Potrebbe interessarti anche…
Economia circolare 2024: Italia leader d’Europa
Stretto di Hormuz e fertilizzanti: i raccolti sono davvero a rischio?
Coltivazione idroponica fai da te: pro, contro e guida pratica per principianti
Fonti
- Gruppo Hera – Comunicato stampa Water Living Lab (5 marzo 2024)
- CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, nota stampa n. 12571
- Progetto LIFE Remembrance – Programma europeo LIFE
- EFSA – Scientific Opinion on PFAS in food, Tolerable Weekly Intake
- Direttiva (UE) 2020/2184 relativa alle acque destinate al consumo umano
- Piano di Sicurezza delle Acque (PSA) – Ministero della Salute / ISS


