
Imballaggi alimentari 2026: nuove regole UE per vasetti, bottiglie e confezioni. Quanto costerà adeguarsi?
Share This Article
Dal 12 agosto il regolamento europeo sugli imballaggi è legge in tutti i 27 Paesi. Per chi confeziona sughi, conserve, olio o verdure alcune verifiche sono già dovute. Le scadenze più pesanti arrivano dopo, ma i costi si decidono adesso.
Gli imballaggi alimentari 2026 non dipendono più da una direttiva da recepire Paese per Paese. Il regolamento PPWR, cioè il Regolamento (UE) 2025/40, si applica dal 12 agosto 2026 in modo identico da Lisbona a Varsavia e sostituisce la vecchia direttiva 94/62/CE. Il perché sta nei numeri della Commissione europea: nel 2024 ogni cittadino UE ha prodotto 181 kg di rifiuti di imballaggio, e solo il 42,4% della plastica da imballaggio è stato riciclato. Per un caseificio, un frantoio o un piccolo laboratorio di conserve la domanda è pratica. Cosa devo fare oggi? Cosa tra due anni? E quanto mi costa?
| In breve Dal 12 agosto 2026 gli imballaggi a contatto con alimenti non possono superare i limiti PFAS (25 ppb per singola sostanza, 250 ppb come somma, 50 ppm come PFAS totali) e richiedono documentazione tecnica e dichiarazione UE di conformità. Etichetta armonizzata dal 2028; quote di plastica riciclata e tetto del 50% di vuoto nei pacchi e-commerce dal 2030. |
Imballaggi alimentari 2026: cosa impone già il regolamento PPWR
Il calendario è a gradini. Ad agosto sono partite chimica e carte. Etichette nuove, formati vietati e contenitori a rendere arriveranno tra il 2027 e il 2030.
PFAS negli imballaggi: il primo filtro per carta e cartone
I PFAS sono sostanze per- e polifluoroalchiliche che si degradano pochissimo. Servono a rendere carta e cartone resistenti a grasso e acqua: scatole per pizza, carta da forno, involucri da fast food. Dal 12 agosto un imballaggio a contatto con il cibo non può essere immesso sul mercato se contiene PFAS negli imballaggi pari o oltre tre soglie: 25 parti per miliardo (ppb) per singola sostanza, 250 ppb come somma dei PFAS misurati con analisi mirata, 50 parti per milione (ppm) per i PFAS totali, polimeri compresi.
Non c’è tempo per smaltire le scorte. Le confezioni già immesse sul mercato prima del 12 agosto possono restarci; quelle prodotte prima ma vendute per la prima volta dopo devono rispettare i limiti, come chiarisce la guida della Commissione ripresa da CONAI. Per tutti gli imballaggi, anche quelli non alimentari, vale poi un tetto di 100 mg/kg sulla somma di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente.
Dichiarazione di conformità e fascicolo tecnico
Il PPWR assegna gli obblighi a un ruolo, non a un settore. Il fabbricante è chi produce l’imballaggio, oppure chi lo fa progettare o produrre e lo vende con il proprio nome o marchio. Deve tenere un fascicolo tecnico e firmare la dichiarazione di conformità sul modello dell’Allegato VIII. Per chi riempie vasetti con la propria etichetta vuol dire chiedere al fornitore schede, test e dati di composizione, e archiviarli.
Calendario del regolamento PPWR per il settore alimentare
| Data | Cosa scatta | Chi è coinvolto |
| 12 ago 2026 | Limiti PFAS negli imballaggi a contatto con alimenti; tetto 100 mg/kg di metalli pesanti; fascicolo tecnico e dichiarazione UE di conformità; rappresentante autorizzato EPR per vendite dirette in altri Stati UE | Fabbricanti, importatori, venditori online cross-border |
| 12 feb 2027 | Asporto: obbligo di riempire il contenitore portato dal cliente, senza sovrapprezzo | Bar, ristoranti, gastronomie |
| 12 feb 2028 | Asporto: offerta di un’opzione riutilizzabile (microimprese esentate); bustine per tè e caffè ed etichette adesive su frutta e verdura compostabili | HORECA, produttori di tè e caffè, ortofrutta |
| 12 ago 2028 | Etichetta armonizzata UE con pittogrammi sui materiali (o 24 mesi dopo l’atto di esecuzione) | Tutti gli imballaggi |
| 1 gen 2030 | Divieti dell’Allegato V (ortofrutta < 1,5 kg in plastica monouso, monoporzioni HORECA); quote minime di plastica riciclata; riciclabilità obbligatoria; vuoto massimo 50% nei pacchi e-commerce | Tutta la filiera |
| 2035-2040 | Riciclabilità su larga scala; quote di riciclato più alte (fino al 65% nel 2040) | Fabbricanti di imballaggi in plastica |
Fonte: Regolamento (UE) 2025/40; Commissione europea, FAQ agosto 2026. Elaborazione redazione ProduttoriTOP Magazine.
Vasetti, bottiglie e vaschette: cosa cambia per ogni materiale
Vetro e plastica
Per vasetti e bottiglie di vetro non scattano quote minime di materiale riciclato: l’articolo 7 del regolamento riguarda solo la plastica. Il vetro resta però dentro le regole generali su metalli pesanti, documentazione e riciclabilità dal 2030. Tappi e capsule fanno parte dell’imballaggio e rientrano nella stessa valutazione.
Sulla plastica il conto è più pesante. Dal 1° gennaio 2030 quella a contatto con alimenti dovrà contenere una quota minima di riciclato post-consumo: 30% per vaschette e contenitori in PET, 10% per le altre plastiche sensibili al contatto come PP e HDPE, 30% per le bottiglie monouso per bevande. Nel 2040 le soglie salgono. In Italia, dal 14 novembre 2026, il D.Lgs. 199/2026 punisce l’uso di plastica riciclata da processi non autorizzati con sanzioni da 6.000 a 60.000 euro, secondo la sintesi di FIPE. Su cosa migri dal contenitore al cibo, comprese le microplastiche negli alimenti, la ricerca è ancora aperta.
Ortofrutta e asporto
Dal 2030 il PPWR vieta la plastica monouso per meno di 1,5 kg di frutta e verdura fresca: reti, vaschette, sacchetti. L’Italia si è mossa prima con il decreto-legge 143/2026, convertito dalla legge 173/2026: compostabilità obbligatoria per alcune plastiche monouso, ma un lungo elenco di ortofrutta esentata, IV gamma compresa, in attesa degli orientamenti UE previsti entro il 12 febbraio 2027. Chi già convive con i controlli sui pesticidi in frutta e verdura tenga separati i due piani: l’esenzione italiana non cancella il divieto europeo del 2030.
Per bar, gastronomie e rosticcerie la prima data è il 12 febbraio 2027: chi vende da asporto deve accettare il contenitore del cliente senza farlo pagare di più. Dal 12 febbraio 2028 andrà offerta anche un’opzione riutilizzabile, con esenzione per le microimprese. Dal 2030 spariscono le monoporzioni in plastica di salse, zucchero e condimenti nei locali.
Cosa cambia per formato di imballaggio
| Formato | Obbligo principale | Da quando |
| Vasetto o bottiglia in vetro | Metalli pesanti, documentazione, riciclabilità; nessuna quota di riciclato | 2026 / 2030 |
| Vaschetta o contenitore in PET | Almeno 30% di riciclato post-consumo (50% nel 2040) | 1 gen 2030 |
| Vaschetta in PP, HDPE, multistrato | Almeno 10% di riciclato post-consumo (25% nel 2040) | 1 gen 2030 |
| Carta e cartone a contatto con cibo | Limiti PFAS, nessuno smaltimento scorte | 12 ago 2026 |
| Ortofrutta fresca sotto 1,5 kg | Stop alla plastica monouso, salvo esenzioni nazionali | 1 gen 2030 |
| Pacco e-commerce | Vuoto massimo 50%, riempitivo incluso | 1 gen 2030 (o più tardi) |
Fonte: Reg. (UE) 2025/40, artt. 5, 7, 24, 25 e Allegato V.
Piccoli produttori ed e-commerce: chi deve fare cosa
Un’esenzione generale per le piccole imprese non esiste. C’è però una norma che pesa. Se una microimpresa, cioè meno di 10 addetti e fatturato o bilancio fino a 2 milioni di euro, compra gli imballaggi da un fornitore stabilito nell’UE, è quel fornitore ad assumere il ruolo di fabbricante (articolo 15, paragrafo 12). Chi compra direttamente da un venditore extra-UE rischia invece di diventare importatore.
Per gli imballaggi e-commerce la regola che farà discutere è quella sullo spazio vuoto. Dal 1° gennaio 2030, o tre anni dopo l’atto della Commissione sul metodo di calcolo se arriva più tardi, un pacco non potrà avere più del 50% di vuoto. Cuscini d’aria, carta e chips contano come vuoto. Il cartone da sei bottiglie d’olio con alveari sovradimensionati va ripensato adesso. Esentata la confezione di vendita spedita senza scatola esterna.
Il nodo che morde già oggi è un altro. Dal 12 agosto chi vende online direttamente al consumatore in un altro Stato UE, senza avervi sede, deve nominare lì un rappresentante autorizzato per la responsabilità estesa del produttore (EPR). Le piattaforme verificano la registrazione. La sospensione è in discussione: il Parlamento europeo (20 ottobre) vuole esentare micro e piccole imprese UE fino al 2035, il Consiglio (21 ottobre) chi immette meno di una tonnellata l’anno in un singolo Stato, fino al 2032. Finché il testo non esce in Gazzetta UE, l’obbligo resta.
Quanto costa adeguarsi agli imballaggi alimentari 2026
Le stime più citate in Italia vengono dall’analisi d’impatto di Confapi del luglio 2026, riferita a una PMI con 10-15 referenze di packaging. Audit documentale tra 500 e 2.000 euro, screening PFAS tra 150 e 300 euro a campione, totale del primo adeguamento tra 5.000 e 15.000 euro, più le registrazioni EPR all’estero. Sono stime di un’associazione di categoria, non dati ufficiali. Un piccolo produttore con tre o quattro formati spenderà verosimilmente meno.
Poi ci sono le sanzioni. Il PPWR non fissa multe europee: chiede agli Stati sanzioni “effettive, proporzionate e dissuasive”. In Italia la delega è nell’articolo 14 della legge 17 marzo 2026, n. 36, con scadenza al 9 dicembre 2026. Il Ministero dell’Ambiente ha posto in consultazione uno schema di decreto, come segnalato da Assoambiente, ma al 5 novembre 2026 il testo non risulta pubblicato. Il regime va comunicato a Bruxelles entro il 12 febbraio 2027. Gli obblighi, intanto, valgono già.
Stima dei costi di adeguamento per una PMI alimentare
| Voce | Stima | Natura | Note |
| Audit documentale e mappatura fornitori | 500-2.000 € | Una tantum | Dipende dalla complessità della filiera |
| Test di screening PFAS (laboratorio accreditato) | 150-300 € a campione | Per referenza | Da ripetere se cambiano materiale o fornitore |
| Primo adeguamento, 10-15 referenze | 5.000-15.000 € | Una tantum | Audit, test e consulenze tecniche |
| Registrazioni EPR e rappresentante in altri Stati | Variabile | Ricorrente | Solo per vendite dirette all’estero |
| Contributo ambientale CONAI | Per tonnellata e materiale | Ricorrente | Già in vigore prima del PPWR |
Fonte: analisi d’impatto Confapi, luglio 2026 (stime di associazione di categoria, non dati ufficiali).
Falsi miti sul packaging sostenibile
Attorno al packaging sostenibile circolano letture sbagliate, alcune costose. Ecco le più frequenti.
Falsi miti e realtà
| Falso mito | Realtà |
| “Dal 12 agosto la plastica alimentare è vietata” | No. Ad agosto sono partiti limiti chimici e obblighi documentali. I divieti di formato (Allegato V) scattano dal 1° gennaio 2030. |
| “Le microimprese sono esenti” | Non c’è un’esenzione generale. Se l’imballaggio arriva da un fornitore UE, gli obblighi del fabbricante passano a lui. |
| “Posso finire le scorte con PFAS” | Solo le confezioni già immesse sul mercato prima del 12 agosto 2026 possono restarci. Non è previsto un periodo di smaltimento. |
| “Carta e cartone sono sempre senza PFAS” | Proprio carta e cartone antigrasso sono tra gli usi tipici dei PFAS: scatole per pizza, carta da forno. |
| “Il limite di vuoto nei pacchi è il 40%” | Il 40% era nella proposta del 2022. Il testo finale fissa il 50%, dal 2030. |
| “L’etichetta ambientale italiana non serve più” | Secondo CONAI resta valida e obbligatoria fino all’arrivo del sistema armonizzato europeo. |
Fonte: Reg. (UE) 2025/40; Commissione europea; CONAI. Elaborazione redazione.
| Curiosità • Nel 2022 i rifiuti di imballaggio nell’UE avevano toccato il record di 186,5 kg per persona. Nel 2024 sono scesi a 181 kg. • Carta e cartone valgono il 40,8% di tutti i rifiuti di imballaggio europei: sono il primo materiale, davanti a plastica e vetro. • Secondo Eurostat (22 ottobre 2026) ogni europeo produce 35,9 kg di rifiuti di imballaggi in plastica l’anno, 3,2 kg in più rispetto al 2023. • Senza nuove regole, la Commissione stimava una crescita dei rifiuti di imballaggio del 19% entro il 2030, fino al 46% per la sola plastica. |
La soluzione: tracciabilità e un piano in cinque passi
Il PPWR chiede che ogni imballaggio porti un elemento di identificazione, come tipo, lotto o numero di serie, per risalire al fabbricante. Secondo le FAQ della Commissione dell’agosto 2026, riportate da ItaliaOggi, i sistemi di tracciabilità alimentare già in uso valgono anche per il PPWR solo se garantiscono questi requisiti specifici. Chi gestisce già con ordine gli imballaggi alimentari 2026, magari con la blockchain applicata agli alimenti, parte con mesi di vantaggio.
Qui entra la tracciabilità di filiera che il progetto ProduttoriTOP porta al consumatore, con QR code e scheda del produttore. Non sostituisce la dichiarazione di conformità. Rende però leggibile al cliente lo stesso ordine che il regolamento chiede: da dove viene il prodotto, chi lo confeziona, con quali materiali. Ecco la sequenza che suggeriamo.
- Fai l’inventario. Ogni referenza, materiale, fornitore e Paese di vendita in un unico foglio.
- Chiedi i documenti al fornitore. Dichiarazione UE di conformità e rapporti di prova PFAS per ogni imballaggio a contatto con il cibo. Senza test nel fascicolo la conformità non è dimostrabile.
- Verifica il tuo ruolo. Microimpresa con fornitore UE? Il fabbricante è lui, ma conserva copia di tutto.
- Se vendi online all’estero, controlla registrazioni EPR e rappresentante autorizzato Paese per Paese, e misura il vuoto dei tuoi pacchi.
- Pianifica il 2028-2030. Etichetta armonizzata, riciclabilità, quote di riciclato. Le etichette ambientali italiane restano obbligatorie fino al sistema europeo.
Sugli imballaggi alimentari 2026 vince chi si muove presto: un fornitore cambiato nel 2027 costa meno di un lotto bloccato nel 2030. Parti dall’inventario questa settimana, e chiedi al tuo fornitore la dichiarazione di conformità per iscritto. È il documento che, in caso di controllo, ti verrà chiesto per primo.
FAQ – Domande frequenti sugli imballaggi alimentari 2026
Cosa cambia per gli imballaggi alimentari dal 12 agosto 2026?
Gli imballaggi a contatto con alimenti non possono superare i limiti PFAS (25 ppb, 250 ppb, 50 ppm) e devono avere fascicolo tecnico e dichiarazione UE di conformità. Vale anche il tetto di 100 mg/kg sui metalli pesanti per tutti gli imballaggi. I divieti di formato arrivano nel 2030.
Le microimprese alimentari devono firmare la dichiarazione di conformità?
Dipende dalla filiera. Se una microimpresa (meno di 10 addetti, fatturato o bilancio fino a 2 milioni) compra gli imballaggi da un fornitore stabilito nell’UE, il ruolo di fabbricante passa al fornitore. Se compra da fuori UE, rischia di diventare importatore.
Quanto costa un test PFAS per un imballaggio?
Secondo Confapi, uno screening in laboratorio accreditato costa tra 150 e 300 euro a campione. Per una PMI con 10-15 referenze il primo adeguamento complessivo è stimato tra 5.000 e 15.000 euro.
L’etichetta ambientale italiana è ancora obbligatoria?
Sì. Secondo CONAI l’etichettatura ambientale italiana resta valida fino al sistema armonizzato europeo, previsto dal 12 agosto 2028 o 24 mesi dopo il relativo atto di esecuzione.
Quali sanzioni sono previste in Italia per il PPWR?
Il regolamento lascia agli Stati la scelta delle sanzioni. In Italia la delega (legge 36/2026, art. 14) scade il 9 dicembre 2026 e al 5 novembre 2026 il decreto non risulta pubblicato. Il regime va comunicato a Bruxelles entro il 12 febbraio 2027.
Potrebbe interessarti anche…
- Microplastiche negli alimenti: cosa finisce davvero nel nostro piatto
- Pesticidi in frutta e verdura: cosa dice davvero la scienza
- Sicurezza alimentare, la tecnologia blockchain per tracciare la provenienza degli alimenti
- Allarme pesticidi nell’ortofrutticolo
Fonti
- Regolamento (UE) 2025/40 del Parlamento europeo e del Consiglio, 19 dicembre 2024, sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (GU UE L, 22.1.2025) – https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ%3AL_202500040
- Commissione europea, DG Ambiente – Packaging waste: dati 2024, linee guida (marzo 2026), FAQ (agosto 2026) – https://environment.ec.europa.eu/topics/waste-and-recycling/packaging-waste_en
- Commissione europea – FAQ sul Regolamento PPWR (agosto 2026) – https://environment.ec.europa.eu/publications/faq-packaging-and-packaging-waste-regulation-ppwr_en
- Eurostat – Plastic packaging waste per capita, news 22 ottobre 2026 – https://ec.europa.eu/eurostat/en/web/products-eurostat-news/w/ddn-20261022-1
- Consiglio dell’UE – Comunicato stampa 21 ottobre 2026, mandato negoziale sul rappresentante autorizzato EPR – https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/10/21/simplification-council-agrees-negotiating-stance-to-cut-red-tape-for-small-packaging-producers/
- CONAI – Regolamento imballaggi (PPWR), indicazioni per le imprese – https://www.conai.org/imprese/servizi-e-strumenti-per-la-progettazione-degli-imballaggi/regolamento-imballaggi-ppwr/
- Legge 17 marzo 2026, n. 36, art. 14 (GU n. 70 del 25 marzo 2026) – https://www.unionalimentari.com/wp-content/uploads/2026/04/LEGGE-n.36-del-17-marzo-2026-art.-14-imballaggi.pdf
- Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, convertito dalla legge 5 ottobre 2026, n. 173 (sintesi Confagricoltura Veneto) – https://confagricolturaveneto.it/imballaggi-ortofrutta-compostabilita-degli-imballaggi-convertito-in-legge-il-dl-143-2026/
- D.Lgs. 199/2026 sulla plastica riciclata a contatto con alimenti (sintesi FIPE, 2 novembre 2026) – https://www.fipe.it/2026/11/02/normativa-di-settore/moca-e-plastica-riciclata-negli-imballaggi-alimentari-cosa-cambia-con-il-d-lgs-199-2026/
- Confapi – Analisi d’impatto PPWR, luglio 2026 – https://www.confapibrescia.it/2026/07/22/norme-ue-regolamento-imballaggi-ppwr-confapi-costi-insostenibili-per-le-pmi-industriali-chiediamo-moratoria-delle-sanzioni/
- Food Packaging Forum – PPWR PFAS limits apply from August 12 – https://foodpackagingforum.org/news/ppwr-pfas-limits-apply-from-august-12
- Assoambiente – Consultazione MASE sullo schema di decreto di adeguamento al PPWR – https://assoambiente.org/entry_p/News/news/18293/P60
- ItaliaOggi – Imballaggi e rifiuti da imballaggio, in vigore i nuovi obblighi europei (FAQ agosto 2026) – https://www.italiaoggi.it/diritto-e-fisco/diritto-e-impresa/imballaggi-e-rifiuti-da-imballaggio-in-vigore-i-nuovi-obblighi-europei-prf4ceal
| Disclaimer Le immagini possono essere generate con AI e hanno funzione illustrativa. Articolo redatto dalla redazione con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per la ricerca e la verifica delle fonti. |


