
Merano WineFestival 2026: i vini senza alcol entrano tra le grandi etichette. È il futuro del mercato?
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Dal 6 al 10 novembre il Merano WineFestival 2026 riunisce al Kurhaus 810 aziende e oltre 2.600 prodotti. Accanto alle degustazioni delle grandi etichette c’è un’area dedicata ai vini senza alcol e a bassa gradazione. Non è un caso: nel mondo si beve meno vino e una parte del mercato guarda altrove. La domanda per una cantina italiana è semplice: conviene entrare in questa categoria, e a quali condizioni? Proviamo a rispondere con i dati disponibili, separando ciò che è dimostrato da ciò che, per ora, è solo promessa.
| IN BREVE I vini senza alcol sono una nicchia in forte crescita ma ancora piccola. A Merano condividono la scena con le grandi etichette, senza sostituirle. Per le cantine italiane l’opportunità esiste, soprattutto all’estero e negli spumanti, ma richiede licenza doganale, impianti dedicati e una linea separata dai vini tradizionali. |
Merano WineFestival 2026: cosa c’è davvero in programma
Partiamo dai fatti. La 35ª edizione si tiene al Kurhaus di Merano (clicca qui per l’itinerario) e ruota attorno al tema «Eleganza e Bellezza». Il calendario conta 28 masterclass, 16 talk e buyer da 33 Paesi.
Le grandi etichette
I riflettori sono sui WineHunter Award. I primi quattro Platinum da 100/100 sono il Perlé di Ferrari Trento Doc 2002, il Terlano Rarity 2013 di Cantina Terlano, la Vernaccia di Oristano Riserva 1998 di Attilio Contini e il Vin Santo di Montepulciano Occhio di Pernice 2012 di Avignonesi. Sono tutti vini tradizionali, con alcol. La cerimonia è il 6 novembre alle 16:30 al Teatro Puccini (ecco l’itinerario).
Lo spazio no-low
I vini senza alcol stanno su un altro tavolo. Dentro la GourmetArena, con 150 espositori, c’è un’area No-Low Alcohol. Venerdì 6 novembre TasteTerroir mette insieme bio, biodinamica, no/low, PIWI, anfora e vini affinati sott’acqua. Il titolo va quindi letto con precisione: i vini senza alcol entrano in fiera accanto alle grandi etichette, ma nessuno dei quattro 100/100 annunciati è dealcolato.
Il fondatore, Helmuth Köcher, segnala un dato di fondo: tra i campioni esaminati cala la gradazione media e crescono le etichette sotto i 13 gradi. Dal 2027 nascerà il Merano Wine Observatory. Obiettivo dichiarato: «Vogliamo creare una piattaforma capace di osservare, analizzare e interpretare i cambiamenti».
Consumi di vino in calo: i numeri dietro i vini senza alcol
Il contesto è netto. Secondo l’OIV, nel 2025 il consumo mondiale di vino è sceso a 208 milioni di ettolitri, il 2,7% in meno dei 214 del 2024. Rispetto al 2018 la perdita è del 14%, il dato più basso dal 1957 (secondo Gambero Rosso e AGI). L’Italia consuma 20,2 milioni di ettolitri e anche da noi la curva scende. L’export mondiale cala del 4,7% in volume e del 6,7% in valore. Per IWSR il consumo di alcolici scenderà fino al 2031, con il vino tra le categorie più colpite.
In questo scenario il vino senza alcol cresce, ma partendo da poco. Tra il 2019 e il 2024, secondo IWSR, è aumentato in tutti gli otto mercati monitorati.
| Mercato | Crescita media annua 2019-2024 | Lettura |
| Canada | 27% | Il più dinamico |
| Giappone | 26% | Crescita rapida |
| Stati Uniti | 23% | Primo mercato per buyer giovani |
| Australia | 18% | Crescita sostenuta |
| Regno Unito | 15% | Mercato maturo |
| Germania | 9% | Crescita moderata |
| Spagna | 6% | Crescita contenuta |
| Francia | 4% | Più lento |
Fonte: IWSR, report «Opportunities in No- and Low-Alcohol Wine 2025», sintesi di Vinetur (11 giugno 2026). Sintesi della redazione.
Per capire la scala: nel 2025, in Germania, Regno Unito e Stati Uniti, le vendite di no-low wine nella grande distribuzione hanno superato 1,2 miliardi di euro, circa 160 milioni di bottiglie. I dealcolati italiani pesano intorno al 2,5% del mercato, soprattutto in Germania e nel Regno Unito. Restano un mercato piccolo rispetto al vino tradizionale. Eppure l’indagine ProWein 2026 dice che il 61% dei produttori e il 54% del commercio si aspetta buone performance dai no-low.
Chi compra vini senza alcol, e perché
Il profilo non è quello dell’astemio. Secondo NielsenIQ, il 92% di chi compra bevande senza alcol acquista anche alcolici: alterna, a seconda del momento. Per IWSR circa il 60% dei compratori di vino senza alcol è Gen Z o Millennial (il 73% negli Stati Uniti, il 67% nel Regno Unito).
Le motivazioni cambiano da Paese a Paese. A livello globale l’Osservatorio UIV-Vinitaly indica la salute come prima ragione d’acquisto. In Italia, per il 50% degli acquirenti il motivo principale è la guida (il 56% tra la Gen Z). La qualità percepita pesa sul 35% delle decisioni; il gusto resta un freno per il 25%. La ristorazione, per ora, è fredda: il 71% dei ristoranti non è interessato e solo il 3% li ha già inseriti con successo.
Sui giovani italiani, però, i dati non concordano e conviene dirlo. L’Osservatorio UIV-Vinitaly di marzo 2026 conta poco meno di 30 milioni di consumatori di vino, stabili da cinque anni, e sostiene che i giovani non siano responsabili del calo. Nomisma Wine Monitor, a giugno, descrive invece consumi concentrati nelle generazioni più anziane e in calo sotto i 45 anni. Chi costruisce una linea no-low pensando soprattutto ai giovani parte quindi da un’ipotesi, non da una certezza.
Dealcolati in Italia: Le regole
Qui sta il vero collo di bottiglia. Il decreto Masaf firmato a dicembre 2024 distingue i vini dealcolati (fino a 0,5% vol) dai parzialmente dealcolati (oltre 0,5%) e vieta la dealcolazione per i vini Dop e Igp. Ne consegue, salvo modifiche, che un Barolo senza alcol non esisterà: il no-low italiano sarà una categoria a sé.
Il decreto Mef-Masaf del 29 dicembre 2025 (Gazzetta Ufficiale n. 3 del 5 gennaio 2026) completa il quadro. Servono l’autorizzazione preventiva dell’Agenzia delle Dogane e una licenza. Si usano solo tecniche fisiche, senza aggiunta di acqua, e si dealcola solo vino già finito. L’alcol estratto resta soggetto ad accisa e va raccolto in un recipiente sigillato. Gli operatori sono divisi in due categorie, sotto o sopra i 1.000 ettolitri l’anno.
Falsi miti sui vini dealcolati
Su questo prodotto circolano molte semplificazioni. Ecco le più comuni, con quello che dicono i dati.
| Il mito | La realtà |
| «È succo d’uva fermentato a metà» | In Italia nasce da vino finito, da cui l’alcol si toglie con tecniche fisiche e senza aggiungere acqua. |
| «Senza alcol vuol dire 0,0%» | Per la norma italiana il dealcolato arriva fino a 0,5% vol. |
| «Lo bevono solo gli astemi» | Il 92% di chi lo compra beve anche alcolici (NielsenIQ). |
| «Costa meno, quindi si vende a meno» | Fuori dagli Stati Uniti i consumatori si aspettano un prezzo inferiore (IWSR), ma la filiera ha costi propri: licenza, impianto, accisa sull’alcol estratto. |
| «È già un mercato di massa» | Resta piccolo rispetto al vino tradizionale, anche se cresce in tutti i mercati analizzati. |
Fonti: Osservatorio UIV-Vinitaly, IWSR, NielsenIQ, decreti citati. Elaborazione della redazione.
Curiosità dal mondo no-low
- Dealcolato all’estero. Montelvini ha prodotto 40.000 bottiglie zero alcol in sei mesi, ma la dealcolazione è avvenuta in Germania, perché in Italia mancavano impianti autorizzati. Anche Mionetto ha usato un impianto tedesco.
- Il gusto è cambiato. Angelillo, di Mack & Schüele Italia, lo dice senza giri di parole: «In passato abbiamo bevuto delle porcherie, ma oggi le tecnologie sono all’altezza».
- Le bollicine guidano. Nel Regno Unito gli spumanti zero alcol crescono del 24% (+17% quelli italiani); negli Stati Uniti +15%, con gli italiani a +200%, ma su una base minuscola.
- Merano non è sola. Wine Paris ha dedicato al tema un padiglione, «Be No», e Vinitaly 2026 ha lanciato la «NoLo Vinitaly Experience».
Cosa possono fare le cantine italiane: la soluzione
La risposta alla domanda del titolo è: dipende da cosa si vuole ottenere. Il no-low non salva un’annata difficile, ma può diventare una linea in più. Un percorso ragionevole, in cinque mosse:
- Separare la linea. Per norma un Dop o un Igp non si dealcola: il prodotto va pensato come marchio e gamma a parte.
- Partire dall’estero. Secondo l’Osservatorio il 91% delle vendite no-low è export. Germania, Regno Unito e Stati Uniti sono i mercati da guardare per primi.
- Scegliere come produrre. Impianto proprio, con licenza Dogane e gestione dell’accisa, oppure un partner industriale: è un calcolo di volumi, da fare con un consulente doganale. Metà delle aziende intervistate vuole produrre in Italia, con il Veneto come area chiave.
- Puntare sugli spumanti e sull’assaggio. Qui c’è più innovazione e il gusto è il freno principale: meglio degustazioni cieche prima del lancio.
- Non partire dal ristorante. Con il 71% dei locali non interessato, conviene iniziare da retail e canali digitali, e portare al tavolo una proposta abbinata solo dopo.
Un’ultima considerazione, che è un’opinione della redazione. Le giacenze italiane sono salite del 14,2%, a 41 milioni di ettolitri a fine settembre, ma il no-low non è una scorciatoia per smaltirle: è una linea parallela, da testare in piccolo dove la domanda c’è già. Se visiti il festival, passa dall’area No-Low Alcohol con tre domande: quanto costa per bottiglia, su quale canale si vende, che gusto ha davvero. Poi scrivici cosa hai trovato: ne parleremo su ProduttoriTOP.
Domande frequenti (FAQ)
Che cosa sono i vini senza alcol?
In Italia i vini dealcolati sono vini finiti da cui l’alcol è stato rimosso con tecniche fisiche, fino a un massimo di 0,5% vol. Quelli parzialmente dealcolati superano lo 0,5% ma hanno meno alcol del vino di partenza.
Si possono produrre vini dealcolati in Italia?
Sì, con autorizzazione preventiva dell’Agenzia delle Dogane e licenza, secondo il decreto del 29 dicembre 2025. La dealcolazione però è vietata per i vini Dop e Igp.
I vini senza alcol sono il futuro del mercato?
Crescono in tutti gli otto mercati analizzati da IWSR, ma partono da una base piccola. I dati oggi sostengono una nicchia in espansione, non la sostituzione del vino tradizionale.
Quando si tiene il Merano WineFestival 2026?
Dal 6 al 10 novembre 2026 al Kurhaus di Merano. È la 35ª edizione, con 810 aziende e oltre 2.600 prodotti in degustazione.
Fonti
- Italia a Tavola, 4 novembre 2026, «Merano WineFestival: 810 aziende, quattro vini 100/100 per la 35ª edizione» — apri la fonte
- OIV, «State of the World Wine Sector 2025» (12 maggio 2026), nelle sintesi di Gambero Rosso, AGI ed Euronews — sito OIV
- IWSR, previsioni giugno 2026 e report «Opportunities in No- and Low-Alcohol Wine 2025», nelle sintesi di Vinetur (11 giugno 2026); IWSR gennaio 2026 sul no-alcohol analogue
- Osservatorio UIV-Vinitaly sui vini no-low (Vinitaly, 14 aprile 2026) e sui consumi (marzo 2026)
- Nomisma Wine Monitor, Conegliano, giugno 2026; Federvini-Sapienza, marzo 2026; NielsenIQ; ProWein Business Report 2026
- Decreto Mef-Masaf 29 dicembre 2025, Gazzetta Ufficiale n. 3 del 5 gennaio 2026; decreto Masaf di dicembre 2024; art. 33-ter TUA (DL 43/2025)
- Il Sole 24 Ore, Gambero Rosso (21 aprile 2026) e WineNews sullo stato degli impianti di dealcolazione; Vinetur (24 ottobre 2026) sulle giacenze
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