
Bando agroalimentare Puglia: 40 milioni per le filiere
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Quaranta milioni di euro per trasformare le olive, il latte e l’uva di Puglia in valore che resta sul territorio. C’è tempo fino al 16 luglio 2026.
| Nota di aggiornamento — Articolo aggiornato al 23 maggio 2026 sulla base del testo consolidato dell’Avviso (DAdG n. 19 del 02/04/2026 e DAdG n. 31 del 15/05/2026). Date e importi possono essere modificati da rettifiche successive: verifica sempre il testo ufficiale su csr.regione.puglia.it prima di presentare domanda. |
Il bando agroalimentare Puglia chiamato “Filiere di Puglia” è realtà. La Regione ha messo sul tavolo 40 milioni di euro per chi trasforma e commercializza prodotti agricoli. Presentato a Bari il 20 maggio 2026, finanzia fino al 50% della spesa per le piccole e medie imprese. Non è un contributo qualsiasi: è denaro a fondo perduto, che non si restituisce. L’obiettivo dichiarato è semplice e ambizioso insieme. Trattenere in Puglia il valore che oggi parte altrove, sotto forma di prodotto grezzo. E rafforzare quella catena che lega il campo alla tavola.
Cos’è il bando Filiere di Puglia e perché conta
Partiamo dal nodo che il bando vuole sciogliere. In Puglia si coltiva moltissimo, ma si trasforma poco. Olive, grano, uva e latte spesso lasciano la regione “al naturale”, per essere lavorati in stabilimenti di altre zone d’Italia. Il valore aggiunto, quello vero, nasce nella trasformazione. E quel valore, oggi, viene creato lontano da chi ha coltivato.
L’intervento si chiama tecnicamente SRD13 e fa parte del Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) Puglia 2023-2027, finanziato con fondi europei FEASR. Il CSR pugliese dispone di oltre 1 miliardo e 178 milioni di euro, e “Filiere di Puglia” è una delle misure cardine di questa programmazione.
La novità più rilevante riguarda chi può partecipare. Per la prima volta i caseifici sono inseriti esplicitamente tra i soggetti beneficiari, una scelta pensata per sostenere un comparto strategico che ha bisogno di modernizzarsi. Accanto a loro: imprese agroalimentari, aziende agricole che trasformano i propri prodotti, cooperative e Organizzazioni di Produttori.
Quanto vale e chi può accedere
I numeri sono la parte concreta. Il contributo copre fino al 50% della spesa per le PMI e fino al 25% per le grandi imprese. Il resto lo mette l’impresa, anche tramite mutuo bancario. C’è però una soglia d’ingresso che esclude i progetti piccoli: la spesa minima è di 200.000 euro.
| Voce | Dettaglio |
| Dotazione totale | 40 milioni di euro |
| Contributo PMI | fino al 50% a fondo perduto |
| Contributo grandi imprese | fino al 25% |
| Spesa minima ammissibile | 200.000 € |
| Spesa massima per progetto | 4.000.000 € |
| Finestra domande | 26 maggio – 16 luglio 2026 |
Il bando si articola in due linee, attivabili anche insieme nella stessa domanda. La prima riguarda la modernizzazione: ristrutturare capannoni, comprare macchinari nuovi, digitalizzare i processi, migliorare etichettatura e tracciabilità. La seconda direttrice riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo aziendale. Niente vendita di energia, dunque: solo impianti dimensionati sul fabbisogno reale, entro 1 MW elettrico o 3 MW termici.
| Azione | Cosa finanzia | Limite chiave |
| Azione 1 – Modernizzazione | Immobili, macchinari, digitale, qualità, tracciabilità | Cuore del bando |
| Azione 2 – Energia rinnovabile | Eolico, solare, biogas/biomassa per autoconsumo | 1 MWe / 3 MWt |
Come si vince: la logica della graduatoria
Le domande finiscono in una graduatoria regionale unica, con un punteggio da 0 a 100. Si finanziano dalla prima fino a esaurimento dei fondi, e serve un minimo di 30 punti per essere ammissibili. Qui sta una scelta politica precisa: aggregarsi conviene moltissimo.
Essere una cooperativa agricola di trasformazione o un’Organizzazione di Produttori vale da solo 30 punti, il singolo criterio più pesante dell’intero bando. È il segnale chiaro che la Regione vuole filiere più solide e meno frammentate. Pesano poi le certificazioni (ISO 14001, ISO 22005, biologico, DOP/IGP), la cantierabilità del progetto e la solidità finanziaria.
A parità di punteggio, vince chi chiede meno contributo. Una logica che premia l’efficienza progettuale, non solo la dimensione.
Tracciabilità: il filo che lega bando e consumatore
Qui il discorso tocca da vicino chi, come noi, racconta il cibo dal lato di chi lo mangia. Tra le spese finanziabili dall’Azione 1 ci sono proprio i sistemi di qualità, tracciabilità ed etichettatura. Non è un dettaglio tecnico. È il punto in cui un finanziamento pubblico per le imprese diventa una garanzia per chi fa la spesa.
Una filiera che investe in tracciabilità è una filiera che può dire da dove arriva ogni litro di latte, ogni oliva, ogni grappolo. Per il consumatore vuol dire scegliere con cognizione di causa. È la logica che muove i regimi DOP e IGP, di cui la Puglia è ricca: l’olio extravergine, i vini, i formaggi. Il bando, premiando chi aderisce a questi regimi, spinge nella stessa direzione.
Quando un caseificio o un frantoio rinnova i propri impianti e adotta sistemi di tracciabilità certificata, l’effetto arriva fino allo scaffale. È il senso del lavoro che facciamo su questo magazine: connettere produttori trasparenti e consumatori consapevoli. Il bando agroalimentare Puglia lavora, sul piano industriale, per lo stesso risultato.
Curiosità: cosa cambia per davvero
Un dettaglio poco noto ma decisivo: il prodotto finito può anche “uscire” dall’elenco dei prodotti agricoli puri. Dalla frutta agricola posso ricavare caramelle o bevande trasformate. In quel caso, però, scatta il regime de minimis, con un tetto di 300.000 euro di aiuto pubblico in tre anni. Una porta aperta all’innovazione di prodotto, con un paletto preciso.
Altra curiosità: l’acquisto del terreno è ammesso, ma solo per i comparti ortofrutticolo, floricolo e zootecnico-latte. Una scelta che racconta dove la Regione vede i margini di crescita più ampi.
Falsi miti da sfatare
- “È un bando per fare qualche acquisto in azienda.” Falso. Con una spesa minima di 200.000 euro è uno strumento per investimenti strutturali pesanti.
- “Questi fondi vanno solo ai grandi gruppi.” Falso. Le grandi imprese prendono al massimo il 25%, contro il 50% delle PMI. E i 30 punti per cooperative e OP premiano i piccoli.
- “L’energia rinnovabile finanziata posso poi rivenderla.” Falso. L’Azione 2 finanzia solo impianti per l’autoconsumo aziendale.
- “Posso presentare la domanda da solo, all’ultimo giorno.” Falso. Serve un tecnico abilitato e un CAA, con scadenze intermedie tassative prima del 16 luglio.
FAQ – Domande frequenti
Chi può partecipare al bando agroalimentare Puglia?
Imprese di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, comprese aziende agroalimentari, caseifici (per la prima volta inclusi), aziende agricole che trasformano, cooperative e Organizzazioni di Produttori. Esclusi pesca e acquacoltura.
Quanto si può ottenere a fondo perduto?
Fino al 50% della spesa ammissibile per le PMI e fino al 25% per le grandi imprese, su progetti da 200.000 a 4.000.000 di euro. Il contributo non va restituito.
Entro quando si presenta la domanda?
Dal 26 maggio al 16 luglio 2026, sui portali SIAN ed EIP, con l’assistenza di un tecnico abilitato e di un CAA. Sono previste scadenze intermedie per accreditamenti ed elaborato progettuale.
La soluzione: investire dove nasce il valore
Il bando agroalimentare Puglia non è solo finanza agevolata. È un tentativo strutturale di risolvere un problema antico: il valore che sfugge dal territorio. La risposta è chiara — finanziare la trasformazione, premiare l’aggregazione, sostenere la tracciabilità. Per i produttori è un’occasione concreta di crescere senza svendere la materia prima. Per i consumatori è la promessa di filiere più corte, più controllate, più leggibili. Il primo passo, ora, spetta alle imprese: leggere l’avviso, contattare un tecnico, presentare un progetto. Il tempo, fino al 16 luglio, è la vera risorsa scarsa.
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Fonti
- Regione Puglia – Comunicato ufficiale “Filiere di Puglia” (20/05/2026)
- Regione Puglia – CSR 2023-2027, Intervento SRD13 (DAdG n. 19/2026 e n. 31/2026), portale csr.regione.puglia.it
- Guida pratica al bando SRD13 (documento divulgativo, testo consolidato dell’Avviso)
- Regione Puglia – Prodotti agroalimentari DOP/IGP
Le immagini possono essere generate con AI e hanno funzione illustrativa.


