
Xylella, quali sono le migliori cultivar resistenti?
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Leccino, Favolosa, Lecciana e Leccio del Corno sono le sole quattro varietà con cui oggi si può ripiantare nel Salento. Ma “resistente” non vuol dire immune, e la scelta sbagliata si paga per trent’anni.
Chi attraversa il Salento in auto lo vede subito: chilometri di olivi grigi, scheletri di alberi che fino al 2013 davano olio. Xylella fastidiosa, sottospecie pauca, ha compromesso oltre 21 milioni di piante su circa 8.000 chilometri quadrati, il 40% della Puglia. Non esiste una cura. L’unica strada percorribile è il reimpianto, e per questo le cultivar resistenti alla Xylella sono diventate il tema più discusso dell’olivicoltura italiana. Oggi le varietà autorizzate in zona infetta sono quattro. Questo articolo le mette a confronto con i dati pubblicati, senza vendere illusioni.
| In breve Le cultivar resistenti alla Xylella autorizzate dalla Regione Puglia per i reimpianti in zona infetta sono quattro: Leccino, Favolosa (FS-17), Lecciana e Leccio del Corno. Nessuna è immune: limitano la moltiplicazione del batterio o convivono con l’infezione senza disseccare. La scelta dipende da sesto d’impianto, acqua disponibile e tipo di olio che si vuole produrre. |
Resistente, tollerante, immune: tre parole da non confondere
Nel linguaggio comune si dice “olivo resistente alla Xylella” e si immagina una pianta blindata. Non è così. Una cultivar resistente limita la moltiplicazione del batterio nei vasi xilematici, i condotti dove Xylella si insedia e blocca il passaggio dell’acqua. Una cultivar tollerante può ospitare il batterio, anche a concentrazioni rilevabili, senza sviluppare il disseccamento rapido che ha ucciso Ogliarola salentina e Cellina di Nardò. Immune non lo è nessuna.
La distinzione ha un peso pratico. Nel Leccio del Corno sono state osservate infezioni senza sintomi evidenti; nella Lecciana le frequenze di infezione sono risultate più basse. Entrambe funzionano in campo, per ragioni diverse. E in entrambi i casi il controllo della sputacchina, l’insetto che trasporta il batterio da una pianta all’altra, resta obbligatorio.
Le quattro cultivar resistenti alla Xylella autorizzate in Puglia
Con la Determinazione n. 48 del 3 maggio 2024, l’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia ha aggiunto Lecciana e Leccio del Corno alle due varietà già ammesse, Leccino e Favolosa. Da allora chi reimpianta in zona infetta può scegliere tra quattro olivi resistenti alla Xylella, tutti inseriti anche nel disciplinare della DOP Terre d’Otranto.
Leccino: la più collaudata
È toscana, ma in Salento c’è da decenni. Quando i primi oliveti di Ogliarola morivano, i Leccino piantati accanto restavano verdi: la ricerca sulla resistenza è nata da lì. Vigoria sostenuta, maturazione precoce e uniforme, adatta agli impianti tradizionali modernizzati o intensivi. Il limite è l’olio: fruttato delicato, poco amaro, più spesso usato in blend che in purezza.
Favolosa (FS-17): la precoce
FS-17 sta per “Fontanazza Selection 17”: una selezione di semenzali di Frantoio ottenuta e brevettata dal CNR, oggi commercializzata con il nome Favolosa. Entra in produzione presto, accumula olio in fretta e si presta alla raccolta meccanica. L’EFSA, nei suoi aggiornamenti scientifici sul batterio, ha riportato il comportamento tollerante di Leccino e FS-17 al ceppo salentino.
Lecciana: nata per il superintensivo
È un incrocio tra Leccino e Arbosana, sviluppato dall’Università di Bari con il vivaio Agromillora. Bassa vigoria, entrata in produzione precoce, chioma che si adatta alla parete continua e alla raccolta con scavallatrice. Nei saggi diagnostici le percentuali di infezione si sono avvicinate a quelle delle cultivar resistenti, con una popolazione batterica leggermente più alta rispetto al Leccino di controllo. L’olio ha note di mandorla ed erba tagliata.
Leccio del Corno: la tardiva con più polifenoli
Identificata nel 1929 alla Fattoria Il Corno di San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze. Vigoria medio-bassa, portamento espanso, maturazione tardiva. Uno studio pubblicato su Agriculture (MDPI) nel 2025 ha misurato nel suo olio monovarietale un contenuto fenolico totale di 3,29 mg GAE/g e un’elevata attività antiossidante. Per chi vuole un extravergine con carattere, è la più interessante delle quattro.
Le quattro cultivar a confronto
| Cultivar | Origine | Risposta al batterio | Vigoria | Maturazione | Impianto ideale | Profilo olio |
| Leccino | Toscana | Resistente (bassa carica batterica, sintomi lievi) | Sostenuta | Precoce | Tradizionale modernizzato, intensivo | Fruttato delicato, poco amaro |
| Favolosa (FS-17) | CNR, selezione da Frantoio | Tollerante/resistente | Media | Precoce | Intensivo, alta densità con chioma controllata | Fruttato medio, buona resa in olio |
| Lecciana | UniBa + Agromillora (Leccino × Arbosana) | Resistente (infezioni rare) | Bassa | Precoce | Superintensivo in parete, scavallatrice | Mandorla, erba tagliata, equilibrato |
| Leccio del Corno | Toscana, 1929 | Tollerante (infezioni senza sintomi) | Medio-bassa | Tardiva | Alta densità, chioma da gestire | Erbaceo, polifenoli elevati |
Fonti: Osservatorio Fitosanitario Regione Puglia (Det. 48/2024), CNR-IPSP, FruitJournal 17/09/2026, Agromillora 2026, Agriculture 2025.
Cosa dice la ricerca, dati alla mano
Il primo lavoro che ha spiegato perché il Leccino regge, e da cui parte tutta la ricerca sulle cultivar resistenti alla Xylella, è di Annalisa Giampetruzzi e colleghi, pubblicato su BMC Genomics nel 2016 (vol. 17, art. 475, DOI 10.1186/s12864-016-2833-9). Confrontando il trascrittoma di Leccino e Ogliarola salentina infetti, i ricercatori del CNR-IPSP e dell’Università di Bari hanno trovato nel Leccino l’attivazione di geni legati al rimodellamento della parete cellulare e a proteine recettoriali. In parole semplici: la pianta riconosce il batterio e reagisce. L’Ogliarola no.
Nel 2024 un secondo studio, uscito su Frontiers in Plant Science (DOI 10.3389/fpls.2024.1457831), ha analizzato 171 semenzali spontanei sopravvissuti in aree ad altissima pressione di inoculo. Il Leccino risulta tra i genitori più frequenti e trasmette i tratti di resistenza alla progenie con alta frequenza, anche incrociandosi con Ogliarola e Cellina. È la base genetica su cui poggiano i nuovi incroci.
Il monitoraggio regionale, intanto, ha superato il milione di analisi in dieci anni. L’archivio è pubblico, consultabile su emergenzaxylella.it, e smentisce l’idea di un “risanamento spontaneo” degli olivi infetti.
Cinque falsi miti sulla Xylella e gli olivi resistenti
Attorno alla Xylella fastidiosa circolano da anni convinzioni che hanno fatto perdere tempo e piante. Ecco le più diffuse, con la risposta dei dati.
Miti e realtà
| Falso mito | Cosa dicono i dati |
| “Resistente vuol dire che non si ammala” | Falso. Tutte e quattro le cultivar possono essere infettate. Resistono o tollerano, non sono immuni. |
| “La Xylella si cura con rame, potature o trattamenti fogliari” | Nessun prodotto fitosanitario elimina il batterio dai vasi xilematici. Lo confermano CNR-IPSP ed EFSA. |
| “Gli olivi infetti risanano da soli” | I dati di dieci anni di monitoraggio regionale (oltre un milione di analisi) non mostrano alcun risanamento spontaneo. |
| “Il Leccino dà un olio mediocre” | È un fruttato delicato, non mediocre. Chi cerca amaro e polifenoli alti ha oggi il Leccio del Corno (3,29 mg GAE/g di fenoli totali). |
| “Basta piantare varietà resistenti e il problema sparisce” | Le cultivar resistenti riducono la pressione di inoculo, ma senza il controllo della sputacchina il batterio continua a circolare. |
| Lo sapevi? Il nome Lecciana fonde Leccino e Arbosana. Favolosa si chiamava FS-17 fino alla registrazione commerciale. Il Leccio del Corno deve il nome a una fattoria toscana dove fu descritto nel 1929. E la sputacchina, Philaenus spumarius, si chiama così per la schiuma che le ninfe producono sulle erbe spontanee in primavera: trinciare quelle erbe tra marzo e aprile è il gesto più efficace che un olivicoltore possa fare contro il vettore. |
Quale scegliere? Dipende dall’oliveto che vuoi
Tra le quattro cultivar resistenti alla Xylella non esiste la migliore in assoluto. La domanda giusta è un’altra: che oliveto voglio avere tra dieci anni? Un superintensivo in parete, con raccolta a scavallatrice, chiede vigoria bassa, quindi Lecciana. Un intensivo con scuotitore sopporta bene Favolosa e Leccino. Chi vuole distribuire la raccolta può affiancare FS-17, precoce, e Leccio del Corno, tardivo. Chi punta a un monovarietale con polifenoli alti guarda al Leccio del Corno. E la disponibilità d’acqua decide tutto: senza irrigazione, le densità elevate non reggono.
Guida rapida alla scelta
| Se il tuo obiettivo è… | La cultivar indicata | Perché |
| Superintensivo meccanizzato in parete | Lecciana | Vigoria bassa, chioma adatta alla scavallatrice, produzione precoce |
| Oliveto intensivo con scuotitore, esperienza consolidata | Leccino | Decenni di prove in Salento, maturazione uniforme |
| Entrata in produzione rapida e raccolta anticipata | Favolosa (FS-17) | Precocità e rapido accumulo di olio |
| Monovarietale di carattere, raccolta tardiva | Leccio del Corno | Polifenoli elevati, profilo erbaceo, maturazione tardiva |
| Scaglionare la raccolta su più settimane | FS-17 + Leccio del Corno | Epoche di maturazione opposte |
Il quinto candidato: l’incrocio Leccino × Coratina
A novembre 2025 Giovanni Melcarne, presidente del Consorzio di tutela della DOP Terre d’Otranto, ha presentato i primi risultati di un incrocio ottenuto con polline di Coratina su fiore di Leccino. “Ad un anno dall’inoculazione del batterio la pianta risulta fortemente resistente a Xylella”, ha dichiarato. L’obiettivo è un olio con gusto e contenuto polifenolico vicini alla Coratina. I dati sono preliminari e la cultivar non è autorizzata: servono anni di prove. La direzione però è chiara. Dalle quattro di oggi si arriverà a cinque, forse di più.
Intanto il batterio si muove. A settembre 2026 sono stati accertati sette olivi infetti dalla sottospecie pauca a Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, e un mandorlo positivo alla sottospecie multiplex a Matera. Il presidente di Federolio, Tullio Forcella, ha commentato che “il batterio è riuscito a raggiungere territori finora immuni”. Il 7 settembre il Masaf ha riunito gli assessori di cinque Regioni. La partita del reimpianto degli olivi nel Salento non è più soltanto salentina.
La soluzione passa dal reimpianto e dalla filiera tracciata
Il Piano straordinario di rigenerazione olivicola, 300 milioni di euro stanziati con la legge 44/2019, finanzia i reimpianti con cultivar resistenti. I numeri dicono però che la strada è lunga: contro 21 milioni di piante compromesse, gli olivi reimpiantati erano circa 3 milioni nella primavera 2024.
Per chi compra, la questione si traduce in un’etichetta. Un extravergine salentino prodotto da Leccino, Favolosa o Leccio del Corno ha una storia precisa: un oliveto giovane, ripiantato dopo la catastrofe, da un produttore che ha investito quando tutto consigliava di abbandonare. Dare un nome a quell’oliveto, alla cultivar e al frantoio è ciò che distingue una filiera trasparente dalla cisterna anonima della campagna olearia 2026/2027. È lo stesso principio che guida la classificazione dei produttori nell’app ProduttoriTOP: tracciabilità con QR code, cultivar dichiarata in etichetta, comune di origine, frantoio. Nel Salento dopo la Xylella, questa trasparenza è l’unico modo per far pagare il giusto un olio che costa molto più di quanto il mercato oggi riconosca.
Il Salento tornerà verde, ma con alberi diversi. Chi sceglie oggi tra le cultivar resistenti alla Xylella sta decidendo che paesaggio avranno i suoi figli.
Domande frequenti
Quali sono le cultivar resistenti alla Xylella?
Leccino, Favolosa (FS-17), Lecciana e Leccio del Corno: sono le sole quattro autorizzate dalla Regione Puglia per i reimpianti nelle aree infette da Xylella fastidiosa subsp. pauca.
Il Leccino è immune alla Xylella?
No. Può essere infettato, ma ospita una carica batterica molto più bassa dell’Ogliarola e mostra sintomi lievi, limitati a qualche rametto. È resistente, non immune.
Quale cultivar resistente dà l’olio migliore?
Dipende dal gusto cercato. Leccio del Corno ha il profilo più ricco di polifenoli (3,29 mg GAE/g); Lecciana dà note di mandorla ed erba; Leccino è delicato e si presta ai blend.
Esiste una cura per gli olivi già infetti?
No. Nessun trattamento elimina il batterio dai vasi xilematici. Restano la rimozione delle piante infette, il controllo del vettore e il reimpianto con cultivar resistenti.
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Fonti
- Regione Puglia, Osservatorio Fitosanitario, Determinazione del Dirigente n. 48 del 3 maggio 2024 (BURP n. 38 del 9-5-2024): valutazione di resistenza/tolleranza di Lecciana e Leccio del Corno
- Giampetruzzi A. et al., “Transcriptome profiling of two olive cultivars in response to infection by the CoDiRO strain of Xylella fastidiosa subsp. pauca”, BMC Genomics 2016;17:475, DOI 10.1186/s12864-016-2833-9
- “A survey in natural olive resources exposed to high inoculum pressure indicates the presence of traits of resistance to Xylella fastidiosa in Leccino offspring”, Frontiers in Plant Science 2024, DOI 10.3389/fpls.2024.1457831
- “Exploring the Sensory and Volatile Profiles Associated with the Antioxidant Activity of Monovarietal Extra Virgin Olive Oil of the Leccio del Corno Cultivar”, Agriculture (MDPI) 2025, vol. 15(6), art. 619
- CNR-IPSP / Accademia dei Georgofili, comunicazione sulla resistenza di FS-17 (Favolosa); Teatro Naturale, “FS-17 e Leccino sono tolleranti a Xylella fastidiosa” (rapporto EFSA)
- Agromillora Group, “La resistenza a Xylella fastidiosa in olivo: l’ereditarietà dimostrata con gli incroci di Leccino”, 12 febbraio 2026; “Xylella: un quadro sempre più complesso”, 20 novembre 2025
- FruitJournal, “Cultivar di olivo tolleranti a Xylella: quale scegliere?”, 17 settembre 2026; “Xylella in Basilicata, primo caso a Matera”, 7 settembre 2026
- Olivo e Olio (Edagricole), “Lecciana e Leccio del Corno, per impianti in zona infetta”, 4 aprile 2024; “Xylella in Puglia, 12 anni dopo”, 18 febbraio 2026
- OlivoNews, “Olivicoltura, da un incrocio ecco la cultivar dai risultati sorprendenti”, 27 novembre 2025
- Coldiretti Puglia, “Xylella: infettato 40% Puglia, addio a 21 mln ulivi”, 2023; Cronache di Gusto, “In Salento nasce il polo anti-Xylella”, 20 maggio 2024
- AgroNotizie, “Xylella, nuovi focolai in Calabria e Basilicata”, 7 settembre 2026; askanews, dichiarazione Federolio, 16 settembre 2026; Omnitrattore, tavolo Masaf 7 settembre 2026
- Legge 21 maggio 2019 n. 44 (Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia, 300 milioni di euro); Regolamento di esecuzione (UE) 2020/1201
- Portale emergenzaxylella.it, Regione Puglia, database di monitoraggio
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