
Olio 2026/2027, la raccolta è alle porte: prezzi in discesa, costi ancora alti. Chi pagherà il conto?
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Giacenze quasi raddoppiate, extravergine a 4,55 euro al chilo sulla piazza di Bari e gasolio agricolo salito di 28 centesimi in un mese. La nuova campagna parte con i conti che non tornano. E qualcuno dovrà pagarli.
La campagna olearia 2026/2027 comincia nei prossimi giorni con un paradosso che nessun olivicoltore vorrebbe leggere sul proprio bilancio. Il prezzo dell’extravergine all’origine è sceso di quasi la metà in dodici mesi. Il costo per produrlo, invece, ha continuato a salire: carburante, manodopera, contoterzisti, formazione obbligatoria. In mezzo ci sono 233.377 tonnellate di olio ancora ferme nei magazzini italiani al 31 luglio 2026, il 43,9% in più di un anno fa. Ho messo in fila i numeri ufficiali di ICQRF, ISMEA e delle Camere di commercio per capire dove si sta spostando il valore lungo la filiera. E, soprattutto, chi rischia di restare con il conto in mano.
| In breve: la campagna olearia 2026/2027 parte con giacenze italiane a 233.377 tonnellate (+43,9%), extravergine quotato 4,55 €/kg a Bari a fine agosto (contro oltre 9 €/kg dodici mesi prima) e gasolio agricolo cresciuto del 47% su base annua. Il margine si stringe da entrambi i lati e, salvo interventi, lo assorbe il produttore. |
Un mercato che parte già pieno: le giacenze
Il dato più solido di questa vigilia non riguarda le olive sugli alberi, ma l’olio nei silos. Secondo il Dipartimento ICQRF del Masaf, al 31 luglio 2026 l’Italia custodiva 233.377 tonnellate di oli di oliva. L’extravergine da solo vale 185.373 tonnellate, e la quota italiana è più che raddoppiata: da 45.200 a 108.299 tonnellate in un anno (+139,6%). In pratica, il nuovo olio arriverà in un mercato che deve ancora smaltire buona parte del vecchio.
La Puglia pesa per il 31,5% dello stock nazionale: 73.559 tonnellate, di cui 64.101 di extravergine. Non è un dettaglio. È la regione che decide la produzione italiana e, se alla giacenza si sommasse un raccolto abbondante, la pressione sui listini pugliesi sarebbe la prima a farsi sentire.
Giacenze di olio extravergine in Italia al 31 luglio (fonte: ICQRF – Masaf)
| Origine EVO | 31 luglio 2025 | 31 luglio 2026 | Variazione |
| Italiano | 45.200 t | 108.299 t | +139,6% |
| UE | 57.745 t | 55.466 t | -3,9% |
| Extra UE | 4.883 t | 9.958 t | +103,9% |
| Blend (miscele) | 6.383 t | 11.650 t | +82,5% |
| Totale extravergine | 114.211 t | 185.373 t | +62,3% |
Prezzi in discesa: cosa dicono le rilevazioni ISMEA
Nella settimana 24-30 agosto 2026 l’extravergine sulla piazza di Bari è stato rilevato a 4,55 €/kg. Un anno prima, all’apertura dell’autunno 2025, la stessa piazza quotava 9,4 €/kg, per poi scivolare a 7,5 in poche settimane con l’arrivo delle prime partite estere a basso prezzo. Trapani tiene meglio, a 6,90 €/kg. L’IGP Toscano a Siena resta a 12 €/kg. E l’olio estero all’ingrosso viaggia intorno a 3,74 €/kg.
Bastano queste quattro cifre per capire che “il prezzo dell’olio” non esiste. Esistono mercati diversi, con costi diversi e clienti diversi. Chi imbottiglia per la grande distribuzione guarda i 3,74 euro dello spagnolo o del greco. Chi vende una DOP a scaffale continua a ragionare su valori doppi o tripli.
Sullo sfondo c’è la Spagna, che ha chiuso la 2025/26 intorno a 1,295 milioni di tonnellate (dati Commissione europea) contro le circa 325 mila dell’Italia. Madrid ha già messo in consultazione il meccanismo di ritiro dal mercato per la nuova campagna: scatta se scorte iniziali più produzione stimata superano il 120% della media delle sei campagne precedenti, e può immobilizzare fino al 20% dell’olio prodotto. Non è detto che venga attivato. Ma il solo fatto che il governo spagnolo lo tenga pronto dice quanto sia concreta l’ipotesi di un’annata abbondante in Andalusia.
Quotazioni extravergine all’origine, settimana 24-30 agosto 2026 (fonte: ISMEA Mercati)
| Piazza / tipologia | €/kg | Cosa significa |
| Bari, EVO convenzionale | 4,55 | Meno della metà rispetto ai 9,4 €/kg dell’autunno 2025 |
| Trapani, EVO | 6,90 | Il mercato siciliano regge meglio la pressione |
| Siena, IGP Toscano | 12,00 | La denominazione vale quasi tre volte Bari |
| Media olio estero all’ingrosso | 3,74 | Spagna, Grecia e altre origini: il benchmark degli imbottigliatori |
| Spagna, produzione 2025/26 | 1,295 Mt | Contro 325 mila t dell’Italia (Commissione UE) |
Costi ancora alti: il gasolio è solo la punta
Il gasolio agricolo sulla piazza di Milano Monza Brianza Lodi è passato da 1,16 €/l del 1° luglio a 1,44 €/l del 5 agosto 2026, il 47% in più rispetto allo stesso periodo del 2025 (quotazioni Camera di commercio, forniture da 2.000 a 5.000 litri). L’accisa agevolata, ferma al 22% di quella ordinaria (circa 13,6 centesimi al litro), attutisce ma non annulla la corsa del greggio. Chi si affida ai contoterzisti paga lo stesso, perché il rincaro finisce nelle tariffe orarie.
Facciamo un conto semplice. Un’azienda che consuma 5.000 litri tra raccolta e trasporto spende 1.400 euro in più rispetto a luglio. Se produce 20.000 litri di olio sono 7 centesimi al litro. Se ne produce 5.000, diventano 28. Stesso rincaro, incidenza quadrupla.
Ma il carburante pesa meno della manodopera. Nell’oliveto tradizionale, che in Italia è la regola, il lavoro incide fino al 60% della spesa annua (analisi CREA riprese dall’Informatore Agrario). Lo stesso confronto colloca il costo di produzione delle olive tra 1,20 e 1,60 €/kg nel tradizionale e tra 0,90 e 1,30 nell’intensivo. Con una resa del 15% servono circa 6,7 kg di olive per un chilo di olio: il solo costo agronomico sale quindi a 8-10,7 €/kg di olio nel tradizionale, prima ancora di pagare molitura, stoccaggio e confezionamento. Confrontatelo con i 4,55 euro di Bari.
Un’avvertenza: la conversione in euro al chilo di olio è una mia elaborazione su un dato medio, non un costo rilevato azienda per azienda. In Puglia le rese possono superare il 18-20% e cambiare il risultato. L’ordine di grandezza però resta: in gran parte degli oliveti collinari il prezzo di mercato non copre il costo.
Il conto della campagna: esempio numerico (fonti: CCIAA Milano MB Lodi, Informatore Agrario/CREA, ISMEA; elaborazioni della redazione)
| Voce | Valore | Fonte / ipotesi |
| Gasolio agricolo, 1° luglio → 5 agosto 2026 | 1,16 → 1,44 €/l (+0,28) | CCIAA Milano MB Lodi |
| Gasolio agricolo, variazione annua | +47% | CCIAA Milano MB Lodi |
| Extra costo carburante per 5.000 litri | +1.400 € | Calcolo |
| Incidenza su un’azienda da 20.000 l di olio | +0,07 €/l | Calcolo |
| Incidenza su un’azienda da 5.000 l di olio | +0,28 €/l | Calcolo |
| Costo di produzione olive, oliveto tradizionale | 1,20 – 1,60 €/kg | Informatore Agrario / CREA |
| Costo agronomico per kg di olio (resa 15%) | 8,0 – 10,7 €/kg | Elaborazione redazione |
| Prezzo EVO Bari, 24-30 agosto 2026 | 4,55 €/kg | ISMEA |
Chi pagherà il conto della campagna olearia 2026/2027?
Nelle annate di scarsità il conto lo paga il consumatore: nell’ottobre 2025 in Toscana l’olio nuovo veniva proposto a 25 euro al litro. Nelle annate di abbondanza il conto si sposta a monte. Se all’ingrosso il prezzo scende e i costi salgono, lo scarto lo assorbe chi non può scaricarlo su nessuno: il produttore e, subito dopo, il frantoio che ha anticipato la molitura e ora ha i serbatoi pieni di olio invenduto.
Il 6 settembre a Taranto il Comitato “Orgoglio Olivicolo” ha incontrato il sottosegretario Patrizio La Pietra proprio su questo: tensioni finanziarie lungo la filiera, frantoi in difficoltà, richiesta di misure prima dell’avvio della raccolta. Dal Comitato è arrivato un “cauto ottimismo” e la promessa di un tavolo a Roma a brevissimo. Al momento sul piatto non c’è un provvedimento. C’è un impegno.
E il consumatore? Non è detto che risparmi. Il prezzo allo scaffale segue quello all’origine con mesi di ritardo, e i margini di intermediazione tendono ad allargarsi quando la materia prima costa meno. Il rischio vero è un altro: che l’olio a 4 euro in promozione, spesso comunitario, fissi nella testa di chi compra un’idea di “prezzo giusto” che nessun oliveto italiano in collina può reggere.
| Lo sapevi? Nella stessa settimana in cui Bari quotava 4,55 €/kg, l’IGP Toscano a Siena valeva 12 €/kg. A gennaio 2026 la DOP Brisighella superava i 23 €/kg franco azienda: cinque volte Bari, per un prodotto che in etichetta si chiama allo stesso modo, olio extravergine di oliva. Il prezzo non misura la categoria merceologica. Misura quanto il mercato sa riconoscere chi c’è dietro. |
Falsi miti sul prezzo dell’olio
Cinque convinzioni diffuse e cosa dicono i dati
| Falso mito | Cosa dicono i dati |
| “Il prezzo dell’olio sta crollando” | Crolla l’EVO convenzionale al Sud. DOP e IGP mantengono valori da 3 a 5 volte superiori. |
| “Gasolio a 2 euro = raccolta più cara del 30%” | Il gasolio agricolo ha accisa ridotta e costa 1,44 €/l; l’incidenza è di pochi centesimi per litro di olio. |
| “Se il frantoio paga meno, al supermercato risparmio” | Il dettaglio segue l’origine con ritardo. Nel frattempo i margini intermedi si allargano. |
| “Olio a 4 euro al litro = olio scadente” | Può essere un extravergine a norma, quasi sempre comunitario. Il punto è cosa dice l’etichetta sull’origine. |
| “Più olive quest’anno = più reddito” | Con giacenze +43,9% e prezzi dimezzati, un raccolto abbondante può abbassare ancora i listini. |
La via d’uscita: spostare il valore dove si produce
Non esiste una misura unica. Ma tre leve sono nelle mani di chi coltiva e di chi compra.
- Distinguere. Un olio che ha nome, cultivar, comune e frantoio non compete con la cisterna a 3,74 euro. I 12 euro di Siena e i 6,90 di Trapani dimostrano che il mercato paga l’identità quando la riconosce.
- Accorciare. Vendita diretta, gruppi di acquisto, ristorazione locale: ogni passaggio saltato è margine che resta in azienda. Un contratto di filiera con l’imbottigliatore, firmato prima della raccolta, fissa un prezzo e toglie l’incertezza di novembre.
- Dimostrare. Qui entra la tracciabilità. Un QR code che riporta a lotto, frantoio, data di molitura e analisi non è un vezzo di marketing. È l’unico modo per chiedere 10 euro dove il mercato ne offre 4 senza sembrare fuori scala.
È la logica con cui lavora anche ProduttoriTOP: l’app permette di inquadrare il codice sulla bottiglia e verificare chi c’è dietro, dove si trova sulla mappa dei produttori e in quale fascia di merito rientra (Bronze, Silver, Gold, TOP). Per l’olivicoltore è un modo per farsi trovare da chi cerca esattamente quel tipo di prodotto. Per chi compra, è la differenza tra pagare un prezzo e sapere cosa sta pagando.
Il conto è già scritto
Tra due mesi sapremo quanto olio ha fatto l’Italia. Sappiamo già, però, che i serbatoi sono pieni, che Bari paga meno della metà di un anno fa e che nessun costo è tornato indietro. Il conto della campagna olearia 2026/2027 esiste già. Resta da vedere chi lo firmerà: il produttore in silenzio, come è successo quasi sempre, oppure una filiera che questa volta decide di leggerlo insieme.
Domande frequenti
Quanto costa l’olio extravergine all’origine a settembre 2026?
Secondo ISMEA (24-30 agosto 2026) l’extravergine vale 4,55 €/kg a Bari, 6,90 €/kg a Trapani e 12 €/kg per l’IGP Toscano a Siena. L’olio estero all’ingrosso è intorno a 3,74 €/kg.
Perché i prezzi dell’olio scendono se i costi di produzione salgono?
Perché il prezzo lo fa l’offerta: giacenze italiane +43,9%, olio comunitario abbondante e Spagna a 1,3 milioni di tonnellate. I costi, invece, restano in azienda e non si trasferiscono a valle quando il mercato è saturo.
Quando inizia la raccolta delle olive 2026?
Le prime moliture partono a settembre nelle aree più precoci del Sud; la piena attività si concentra tra ottobre e novembre. La quantità finale dipenderà dalle piogge di settembre, dalla resa in frantoio e dalla pressione della mosca olearia.
Il consumatore pagherà meno l’olio nuovo 2026?
Non automaticamente. Il prezzo allo scaffale segue l’origine con ritardo e le promozioni riguardano soprattutto l’extravergine comunitario. DOP, IGP e oli tracciati italiani mantengono quotazioni stabili.
Cosa può fare un piccolo produttore per difendere il margine?
Vendere in modo diretto, firmare contratti di filiera prima della raccolta, valorizzare la denominazione o la cultivar e rendere verificabile la tracciabilità del lotto, anche con strumenti come l’app ProduttoriTop.
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Fonti
- ICQRF – Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi (Masaf), giacenze di oli di oliva al 31 luglio 2026 (dati ripresi da Olio-Extra-Vergine.it, 2 settembre 2026).
- ISMEA Mercati, rilevazioni prezzi all’origine olio extravergine, settimana 24-30 agosto 2026 (piazze di Bari, Trapani, Siena; media olio estero).
- USDA – Foreign Agricultural Service, stime produzione olio di oliva 2026/27 (agosto 2026): mondo 3,25 Mt, UE 2,10 Mt.
- Commissione europea, bilanci olio di oliva campagna 2025/26 (Spagna 1,295 Mt; Italia circa 325 kt).
- Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, quotazioni gasolio agricolo luglio-agosto 2026 (elaborazioni TESEO/CLAL, ripresi da Olio-Extra-Vergine.it, 25 agosto 2026).
- MIMIT – Osservatorio prezzi carburanti, 21-22 agosto 2026; Decreto-legge 5 agosto 2026 (accisa gasolio); Senato della Repubblica, relazione tecnica su accisa agevolata gasolio agricolo.
- Informatore Agrario / CREA, confronto costi di produzione oliveto tradizionale, intensivo e superintensivo (ripreso da L’OlivoNews, 4 dicembre 2025).
- Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentación (Spagna), norma di commercializzazione olio 2026/27 in consultazione pubblica (L’OlivoNews, 27 luglio 2026).
- L’OlivoNews, “Crisi olio: Orgoglio Olivicolo incalza, vertice al Masaf”, 6 settembre 2026.
- ItaliaOggi, quotazioni piazza di Bari autunno 2025 (da 9,4 a 7,5 €/kg, dati IsmeaMercati).
- La Nazione, 23 ottobre 2025, prezzo medio olio nuovo in Toscana (25 €/l).
- Agrinews Italia, 19 gennaio 2026, quotazioni DOP Brisighella, Garda e Chianti Classico (dati ISMEA).
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